Loving Vincent (2017, regia di Dorota Kobiela e Hugh Welchman)

Loving Vincent, un capolavoro di animazione?

Come creare un film sulla morte di Vincent Van Gogh?

Come creare un film che faccia trasparire le emozioni di un’artista non capito ancora tutt’oggi, fino nel profondo?

Difficile.

Molto difficile.

Creare il “solito film” con l’attorino di turno e trasformarlo in Vincent?

Possibile.

Ma come si fa a renderlo indimenticabile?

Semplice, con il “Rotoscoping”, una tecnica di animazione in cui i personaggi in carne e ossa risultino come cartoni animati. Basta recitare con un grosso telo verde dietro, e poi la computer grafica fa il suo dovere, convertendo il verde e di conseguenza ogni singolo fotogramma, nelle meravigliose tele di Van Gogh, cosicché ne risulta un capolavoro animato con personaggi impegnati in un fluido movimento.

Armand Roulin

Lo splendore di questo film è che ogni scena si anima e si riforma da sola, esattamente come un quadro dell’artista, e numerose tele ne sono protagoniste: Interno di Caffè (1888), Il dottor Gachet (1890), Campo di grano con corvi (1890), Notte stellata sul rodano (1888)), Ritratto di Joseph Roulin (1889), ecc…

Le varie scene, qualche volta si tingono di bianco e di grigio, ma qui lo stile cambia, diventa più cupo. Sono i flashback che prendono vita ma con tratti di pennello diversi, molto più reali e tangibili, con una diversa profondità di campo, e alterna momenti gioiosi, tristi, oppure l’angoscia, il risentimento e l’anima di un pittore estranee al nostro giudizio. 

Flashback – Vincent Van Gogh

Loving Vincent è narrato a tinte Thriller, con protagonista Armand (Ritratto di Armand Roulin 1888), giovane figlio di un postino molto vicino a Vincent, che viene incaricato da suo padre di recapitare una preziosa lettera scritta proprio dal pittore e arrivata postuma nelle mani di quell’uomo tanto amico e così triste per una morte così inaspettata.

Ma qual è esattamente il messaggio che vuole donare quest’opera meravigliosamente ben fatta? Il messaggio è chiaro: arriva in città uno straniero, non capito, preso in giro dai bulli e considerato come un soggetto poco raccomandabile, soltanto perché alcuni lati del suo carattere a tratti estremamente irascibile non erano conformi alla leggerezza delle buone maniere di quell’epoca. Un talento invidiato da tanti e riconosciuto postumo, come molte volte (purtroppo) succede.

 

 

Alessia Lugli