Chiamami col tuo nome (2017, regia Luca Guadagnino)

Candidato anche come “miglior film” agli Oscar, Guadagnino ci sorprende con una pellicola dolce e inaspettata.

Chiamami col tuo nome ed io ti chiamerò con il mio…

Timothèe Chalamet (Elio)

Finisce così la bellissima e delicata pellicola di Luca Guadagnino, regista italiano di Chiamami col tuo nome, con protagonista Elio, interpretato da Timothée Chalamet, un ragazzo di diciassette anni, che si trova a dover affrontare i primi turbamenti del suo giovane cuore. Elio è un ragazzo estremamente intelligente, ben educato, che scrive e suona musica dalla mattina alla sera, figlio di due istruiti genitori che hanno trasmesso valori culturali e familiari al giovane ragazzo.

Un giorno (è il 1983), come accade tutte le estati nella casa del giovane Elio, arriva come ospite uno studente straniero (americano), Oliver (interpretato dal sempre più talentuoso Armie Hammer), che con la sua estrema gentilezza, fa breccia subito nei cuori dei componenti della famiglia, non per primo Elio, che lo tratta prima con un po’ di freddezza e distacco, cercando di evitarlo, finendo con il desiderio di rivederlo.

Elio e Oliver (Armie Hammer)

La loro amicizia prosegue tra le belle location della città italiana di Crema, con le meravigliose e vaste pianure, i boschi alberati e i laghetti, e la casa dei Perlman.

Ci sono vari punti che vorrei analizzare.

Tanto per cominciare vorrei esprimere una nota negativa per quanto riguarda il montaggio: frettoloso a volte, non si sofferma abbastanza su alcune emozioni che prova Elio. Vi domanderete perchè. Trovo importante approfondire alcuni stati d’animo, alcune reazioni ad un determinato avvenimento.

Il film, l’ho adorato! Dalla fotografia, alla scenografia, alla sceneggiatura.

Elio e Mr. Perlman, il padre di Elion (Michael Stuhlbarg)

Non è un film perfetto, non è un capolavoro, ma esiste un qualcosa di speciale in questa pellicola da renderla eterna, un po’ come i sentimenti che i due protagonisti proveranno per il resto della loro vita. Ho trovato stupenda ed estremamente profonda e intima, la chiacchierata che il padre, Mr Perlman, fa con Elio, toccando delle note profonde e fondamentali per un rapporto padre e figlio. Sottolineo estremamente fondamentali. Il padre si fida e si apre totalmente, sottolineando la rarità del così detto “vero sentimento” che non tutti hanno la fortuna di trovare.

La pellicola scorre che è una bellezza tra le note della colonna sonora che spazia dalla musica classica di Bach a quella anni 80′ nel quale è ambientato. Elio attratto ogni giorno di più da Oliver, tenta di nascondere il proprio interesse per il ragazzo, sempre più combattuto tra l’essere un “normale” diciassettenne che fa la corte ad una bella ragazza, che in questo caso si chiama Marzia, e dalla forte “confusione” mentale e fisica che prova per il giovane americano.

A parer mio è una storia che va’ vista, ma non è per tutti, e non è perché pecco di superbia, ma perché le persone non sono restie in quanto a giudizi, e potrebbero presupporre che un padre che dice determinate cose ad un figlio evidentemente anch’egli è “innaturale”. Probabilmente dovrebbero invece guardarlo per riuscire a capire e di conseguenza ad avere un’apertura mentale maggiore.

Ma cos’è che alla fine mi ha colpito di questo film?

Oltre alla storia che, ripeto, è descritta e narrata in maniera estremamente delicata, metti anche l’apertura mentale (appunto) di due genitori che pongono al primo posto la felicità del figlio, oltre la regia che Guadagnino ha saputo rendere complice della naturale andatura della pellicola, ho trovato bravissimo Timothée Chalamet, nelle sue movenze, nelle sue espressioni, nella sua musica che sembra gli sia di ispirazione ogni volta che cammina, ogni volta che respira, ogni volta che guarda Oliver.

 

Alessia Lugli