Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (2017, regia di Martin McDonagh)

Humor Nero e una sceneggiatura da Oscar

 

Prima di tutto iniziamo questa recensione spiegando il significato di Black comedy:Black comedy, o umorismo nero, sta a definire un genere di comicità o satira che serve a trattare con estrema particolarità argomenti seri o delicati come la violenza, la guerra, la morte, la sessualità.

Il film si apre con la gelida e spoglia visione di tre grandi cartelloni pubblicitari lasciati in disuso e la malinconica musica classica che li accompagna. Mildred (Frances McDormand), vi si accosta e pensa… Inizia così Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, un film inaspettato che coinvolge lo spettatore passo dopo passo.

Ma chi è Mildred? E’ una donna che ha perso una figlia da poco, stuprata e uccisa, non si rassegna (giustamente) alla sua morte e cerca giustizia, visti gli scarsi risultati nelle indagini da parte della polizia della zona.

Francis Mc Dormand – Mildred

Sono passati sette mesi e chi sia il colpevole o perlomeno un sospettato per la morte di sua figlia, ancora Mildred non lo sa.Così ne consegue che acquisti tre manifesti sui quali la donna fa affiggere tre scritte accusando la polizia, e primo fra tutti lo sceriffo Willoughby (Woody Harrelson) di non aver fatto un bel niente per trovare il colpevole.

Sam Rockwell (Dixon), e Mildred

La vicenda ha un ritmo incalzante ed è ricca di humor nero, dove anche lo stronzo di turno (Sam Rockwell) si trova in una situazione senza via di uscita, ma il tutto viene reso così tremendamente assurdo da risultare estremamente divertente e sarcastico. I personaggi primari sono approfonditi e resi unici, ed estremamente differenti tra di loro, come Mildred, donna con le palle, testarda ma profondamente sensibile; lo sceriffo Willoughby, uomo malato di cancro, è proprio lui che fornisce la svolta e quella marcia in più che stravolge il film; Jason Dixon (Sam Rockwell), poliziotto omofobo, razzista, e come se non bastasse anche violento, nasconde una rabbia troppo profonda per essere capita e accettata dalla propria ragione. I continui conflitti che si ritrovano ad affrontare tra di loro sono alimentati dal significato di quei giganteschi manifesti, e dal conseguente polverone mediatico che hanno creato, portando tra la popolazione e nello stesso figlio maschio di Mildred un ricordo troppo angosciante da dover sopportare giorno dopo giorno.

Woody Harrelson (sceriffo Willoughby)

Perfetto nei panni del poliziotto violento, Sam Rockwell è un pazzo fuoriclasse! In parte fin dal primo secondo, mi sono appassionata all’evoluzione del suo personaggio in eterna lotta contro tutti ma in particolar modo con se stesso.

 

La colonna sonora gioca un ruolo fondamentale, e non è solo di contorno! Ogni fotogramma è importante e sempre più incalzante in pieno stile western, e il merito va attribuito a Carter Burwell (Carol, Fargo, ecc…).

Il film è una goduria, con una sceneggiatura ricca ed originale che punta un dito all’ipocrisia della chiesa, al razzismo e al clichè del poliziotto tutto pancia e ciambelle.

Alessia Lugli