The Post (2017, regia di Steven Spielberg)

“La stampa era al servizio dei governati, non dei governanti”

Steven Spielberg

Trovo molto difficile recensire un film di Steven Spielberg, perchè sono cresciuta con la sua magia, con E.T, i Goonies (dove era sceneggiatore), Hook! Guardare un suo film ha sempre rappresentato per me il vero mondo del cinema! L’essenza del cinema!

Ecco perchè trovo molto difficile parlare di “The Post”, una pellicola che rappresenta non un mondo fantastico dove trovare rifugio,ma un’ideale ben preciso del buon caro vecchio Spielberg: la libertà di stampa!

Meryl Streep (Katharine Graham), e Tom Hanks (Ben Bradlee)

The Post è ambientato durante la guerra del Vietnam ( 1955 – 1975) esattamente nel 1971, quando Katharine Graham (Meryl Streep), divenuta proprietaria del giornale dopo la morte di suo marito, si trova a prendere una vitale decisione sia per il futuro del giornale che per il futuro dell’America stessa: pubblicare o meno i documenti del Pentagono, tenuti segreti dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, contenenti informazioni strettamente confidenziali comprese le sconvolgenti verità sulla Guerra del Vietnam? Il caporedattore Ben Bradlee ( Tom Hanks), intenzionato ad andare avanti e a scavare più a fondo nella storia e soprattutto a “stampare” per rendere pubbliche queste verità shock, è alla ricerca di un continuo appoggio morale da parte di Katharine per risollevare l’anima combattiva del giornale ( raggiunse una fama internazionale grazie alla pubblicazione dei “Pentagon Pipers” e allo “scandalo Watergate”).

Finalmente dopo anni di attesa, troviamo Tom Hanks e Meryl Streep recitare insieme, e questo per me è una vera ricompensa dopo anni e anni passati ad adorare ogni loro film!

E’ un film d’inchiesta, e di conseguenza una pellicola di questo genere ti porta automaticamente a voler scoprire di più, scavare più a fondo nella questione dei Pentagon Pipers. Invece le informazioni ci vengono fornite in maniera velata, quasi a portare il tipo di spettatore ignaro delle vicende, a prendere in mano il cellulare ed andare su Google e informarsi in merito alla questione. Perché?

Probabilmente sarebbe diventato un film troppo lungo, con indagini molto approfondite sulla questione, e di conseguenza sarebbe diventata una pellicola di almeno tre ore! Ma perché invece il giornalismo d’inchiesta nel film “Tutti gli uomini del presidente” ci spiega fase dopo fase, passaggio dopo passaggio l’inchiesta del caso Watergate in soli 133 minuti? Perdonate ma mi viene spontaneo fare un paragone per svariate ragioni: punto primo si tratta dello stesso giornale (Washington Post), e scusate lo spoiler, la fine di The Post (tra l’altro la vera impronta di Spielberg l’ho riconosciuta proprio alla fine) coincide con l’inizio di Tutti gli uomini del presidente. Ma la domanda mi sorge spontanea: in una sceneggiatura dove spicca il nome di Josh Singer, che ha scritto “Il caso Spotlight”, altro caso d’inchiesta ma di diversa fattura e molto più approfondita, mi domando perchè non coinvolgere lo spettatore più a fondo?!

Tom Hanks, Meryl Streep e Steven Spielberg

Piacevole da vedere, ma a mio avviso non tra i migliori di Spielberg ( che annovera capolavori come “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, “Il colore Viola”, “Schindler’s List”, solo per citarne alcuni), non rimarrà così tanto impresso nella mia mente come il gioiello del 1976 con Robert Redford e Dustin Hoffman, ed è un vero peccato perché sia Meryl che Tom li ho trovati molto affini, in un film che poteva (secondo me), avere una marcia in più, ovvero osare di più, proprio come il giornalismo che deve raccontare la verità dovrebbe fare. Il messaggio della libertà di stampa che Spielberg voleva trasmettere è arrivato forte e chiaro, ed è l’unico concetto base di questo film (lasciando il patos altrove). che con questa splendida frase racchiude il significato del mestiere del giornalista: “I padri fondatori diedero alla stampa libera la protezione che deve avere per soddisfare il suo ruolo fondamentale nella nostra democrazia. La stampa era al servizio dei governati, non dei governanti”

Alessia Lugli