Ready Player One – recensione

Troppo citazionismo, può rovinare un film?

Wade Watts (Tye Sheridan )

Siamo nell’anno 2045 e sulla Terra regna un tasso elevatissimo di sovrappopolazione e inquinamento, tanto che le persone per evadere da una realtà pressoché insopportabile, si rifugiano nel mondo virtuale di Oasis. Un mondo virtuale dove ogni individuo vive tramite un avatar (un fruitore d’indenttà).

Su Oasis chiunque può fare ciò che vuole: lavorare, giocare, interagire con altri avatar.

Il creatore di Oasis, James Halliday ( interpretato da Mark Rylance), muore lasciando però una specie di eredità a chiunque usi questo mondo virtuale: la possibilità di gareggiare al “gioco di Anorak”, una serie di sfide che porteranno alla ricerca di tre chiavi e indizi che finiranno con il ritrovamento di un Easter egg ( il premio finale), più il pieno controllo di Oasis e l’intero patrimonio di Halliday.

Anorak

Wade Watts (Tye Sheridan), tramite il suo Avatar nominato Parzival, tenta con astuzia a superare ogni prova del gioco di Anorak ( un grande Avatar con fattezze simili al Gandalf del Signore degli Anelli) anche grazie all’aiuto di amici che incontra durante il soggiorno in Oasis:Artemis, Daito, Aech, Sho.

Tratto dal romanzo di Ernest Cline “Player One”, è diretto da Steven Spielberg e sceneggiato da lo stesso Cline.

Il film si proietta quasi esclusivamente nel mondo di Oasis, ed è come se Spielberg ci spingesse a vivere la propria immaginazione in questo mondo, in un futuro prossimo colmo da una realtà immaginaria da lui visivamente rappresentata.

Particolarità in Ready Player One è il citazionismo. Invade il film – talvolta – in modo inappropriato infondendo citazioni senza senso cercando (e ottenendo) un effetto nostalgia per il cinema anni 80′ e 90′ (e non solo).

Parzival, l’Avatar di Wade, accanto alla Delorean

Il citazionismo è ovunque, partendo da Ritorno al futuro con la presenza della Delorean, il quadro del sindaco Goldie Wilson (attaccato alla parete della casa di Parzival); Il balletto ritmato de “La febbre del sabato sera” di Parzival e Artemis; l’Avatar di King Kong, parte integrante del gioco di Anorak; l’Avatar di Batman che scala una montagna; Chucky, la bambola assassina; Fa capolino anche Alien, terrorizzando Parzival; Lo stesso Parzival si maschera da Clark Kent per non farsi riconoscere. Solo alcune di queste citazioni ( e non sono tutte), fruiscono in modo positivo ai fini dell’andamento della storia.

Una buona idea è stata il citare Shining.

Gli Avatar, si trovano a dover cercare risposte per poter proseguire il gioco di Anorak, ma per poterlo fare devono entrare nel mondo del genio Kubrik: nell’ Overlook Hotel. Quì fanno capolino le gemelle, la stanza 237, l’ascensore con lo tsunami di sangue. Tutto condito da un effetto nostalgia incredibile, soprattutto perchè i personaggi ( gli Avatar) si trovano all’interno delle scene dell’Overlook Hotel, scatenando un vero e proprio putiferio in vero stile Shining! Quì le scene scorrono in un gradevole susseguirsi di eventi in modo sensato e naturale.

Parzival e Artemis

Viene però da chiedersi: perchè inserire così tante citazioni, così tanti riferimenti a film passati, film cult o grandi capolavori? Forse il troppo stroppia, forse un accozzamento troppo forzato rende un film che poteva essere gradevole, in un risultato invece troppo innaturale.

Ready Player one verrà sempre ricordato come un film “caccia citazioni”, magari facendo a gara con amico a chi le azzecca di più! Trovo che il risultato sarebbe potuto essere migliore senza così tanti riferimenti, palesi o meno. Ritengo che sia un film privo di personalità, come i personaggi stessi. Interagiscono in maniera poco approfondita e talvolta in modo superficiale e prevedibile come la storia stessa. I creatori di Ready Player One quindi, si concentrano più su una computer grafica in stile Playstation di ultima generazione ( molto buona a mio gusto), che colpire lo spettatore con interessanti dialoghi e scambi di battute. Il ritrovarsi nel mondo reale dei cinque personaggi che si sono incontrati nel mondo di Oasis, è quanto mai ricco di prevedibilità, portando lo spettatore attento, a riconoscere in un camioncino in stile A-Team, la sosia di Woopy Goldberg in versione giovanile! Sarà un caso?

Sorrento (Ben Mandelsohn)

La versione del Villain, Nolan Sorrento (Ben Mendelsohn), è caricaturale e quasi privo di malvagità! Incute più timore rivedere Shining per la milionesima volta che il Villain stesso!

Per concludere mi aspettavo qualcosa di più da un film che porta la firma di Steven Spielberg, anche se l’aspetto grafico è di gran lunga superiore alla sceneggiatura, poco sviluppata e con dei buchi enormi.

Un esempio? ad un certo punto del film la zia di Wade (Susan Lynch), muore. In superficie un personaggio poco approfondito ma insopportabile, che però ha cresciuto il giovane protagonista. Ebbene, il personaggio muore e Wade è come se non fosse minimamente interessato all’accaduto. Il personaggio poteva anche non morire e noi spettatori non ce ne saremmo neanche accorti.

Alessia Lugli