L’amore bugiardo (2014, regia di David Fincher) recensione

L’amore bugiardo. Il decimo lungometraggio di David Fincher.

L'amore bugiardo
Amy Dunn (Rosamund Pike)

Amy Dunn, la famosa protagonista della celebre serie di libri dedicati alla “Mitica Amy”, è scomparsa nel giorno del suo quinto anniversario di nozze. Tutti gli indizi e le tracce lasciate sembrano portare ad un unico colpevole: suo marito Nick. Mentre la polizia tenta di incastrarlo, si scopre l’ingranaggio che fa muovere tutto il giochino e la messa in scena elaborata dalla stessa Amy. Ma “L’amore bugiardo” non è tutto qui… i colpi di scena sono appena cominciati.

Tratto dal romanzo di Gillian Flynn, autrice anche della sceneggiatura, non è il miglior film di David Fincher, ma decisamente “L’amore bugiardo” è quello che più ricorda lo stile di Hitchcock. C’è un uomo su cui ricadono tutti i sospetti e c’è una donna che è vissuta due volte. Nel 1958 si trattava di Kim Novak, in questo caso a vivere due volte è Rosamund Pike, che per il ruolo di Amy Dunn ha ricevuto una meritata nomination agli Oscar. Nella prima ora Fincher si concentra nell’impostazione della storia, divertendosi a sapere quello che lo spettatore non sa, proprio come faceva Hitchcock. Nell’ora e mezzo successiva, abbandona il mistero, rivelando a tutti cosa sta realmente succedendo. Il regista di “Fight Club”, si concentra in ciò che meglio riesce fare: il noir.

L'amore bugiardo
Nick Dunn (Ben Affleck) e Amy

“Ma noi ci amiamo, tutto il resto è rumore di sottofondo.”

Mentre si moltiplicano i colpi di scena e i punti di vista si alternano, diventa sempre più evidente come Fincher stesso vede le cose. Tutto nella vita è falsato. Il matrimonio, costruito su promesse idiote, è il perfetto simbolo di una società che vive a metà strada tra la farsa e l’incubo.

Le dinamiche del rapimento di Amy sono le stesse del suo matrimonio: una messa in scena piena di particolari inesatti, di oggetti che non sono al loro posto e di indizi che portano alla conclusione sbagliata.

L'amore bugiardo

Di certo “L’amore bugiardo”, non è ai livelli di “The Social Network”, ma il mondo in cui vivono i personaggi de “L’amore bugiardo” è il medesimo. Un mondo in cui le persone restano sole a causa delle loro stesse colpe, intrappolate dai social e dall’opinione pubblica. Un mondo in cui ogni cosa, persino l’indagine sulla scomparsa di Amy, è influenzata dai media che decidono chi è o non è colpevole.

Andrea Di Mastrorocco