The boy and the beast (2015, regia di Mamoru Hosoda) recensione

The boy and the beast, tra commedia e dilemma.

The boy and the beast
Kumatetsu e Kyuta

Rimasto orfano di madre e con padre ignoto, il piccolo Ren si trova a vagare per le strade del quartiere di Shibuya. Qui incontra l’imponente urside Kumatetsu che decide di fare di Ren suo discepolo. Dopo avergli dato il nuovo nome di Kyuta, lo porta con sé nel Bakemono (un mondo parallelo popolato da uomini-bestia). Inizia a crescerlo come un figlio e ad addestrarlo all’arte del combattimento. Tutto ciò per poter un giorno sfidare il suo rivale Iozen per il ruolo di Gran Maestro della Città delle Bestie.

Il ragazzo e la bestia si evolvono insieme, diventando come padre e figlio. Anche dopo otto anni, quando Kyuta torna nel mondo degli esseri umani e conosce la bella studentessa Kaede, i due restano uniti.

The boy and the beast
Kyuta e Kaede

Lontano dagli standard cui ci hanno abituato Hayao Miyazaki e gli altri registi dello Studio Ghibli, “The boy and the beast” è un’anime ben fatto graficamente ma che a tratti pecca un po’ di banalità a livello di trama. Il perfetto esempio dell’alto livello di grafica di questo lungometraggio animato, è la scena in cui Ichirohiko (il figlio di Iozen) si trasforma in un gigantesco Moby Dick durante lo scontro finale con Kyuta.

Come in altri suoi film, Hosoda si interroga sui rapporti famigliari, in questo caso particolare, su quello tra padre e figlio. La domanda che lo spettatore si pone guardando “The boy and the beast” è: il vero padre è colui che ti ha concepito o colui che ti ha cresciuto?

The boy and the beast

“Ho capito che il mondo è più vasto di quanto potremmo immaginare.”

Per quanto ricordi film sul tema dei bambini cresciuti dagli animali (come “Tarzan” o “Il libro della giungla”), il modo in cui la storia viene raccontata è completamente differente. Tra Kyuta e Kumatetsu si instaura una strana relazione di amore ed odio, fatta per lo più di stupidi litigi per futili motivi. Il loro cambiamento viaggia di pari passo. Kyuta impara a comprendere sé stesso e capisce chi vuole davvero essere a prescindere da chi lo crescerà o dove vivrà. Kumatetsu comprende, grazie alla compagnia del ragazzo, che una vita in solitaria non gli basta più.

The boy and the beast
Kumatetsu vs Iozen

La parte migliore di “The boy and the beast” non sta negli scontri per la supremazia tra Kamatetsu e Iozen, o tra Kyuta e Ichirohiko, ma nelle esperienze (anche le più piccole) che l’urside e il suo discepolo vivono insieme. Profonde esplorazioni dell’animo umano ed umorismo spensierato, si alternano benissimo, ponendo il film a metà strada fra la commedia divertente ed un dramma fatto di dilemmi.

The boy and the beast
Kyuta vs Ichirohiko

Tutto quanto funziona bene, fino all’atto finale. Una conclusione fatta di cose viste e riviste: un nuovo malvagio, fino ad allora nascosto dietro una mite identità, si rivela (Ichirohiko); la bella (Kaede) finisce nei guai e l’eroe (Kyuta) sfida un nemico più potente di lui per salvarla; infine, quando tutto sembra perduto arriva il sacrificio necessario a salvare la situazione. Tutto troppo semplice e tutto già visto troppe volte. Forse poteva essere uno dei pochi film in cui non si sarebbe sentita la mancanza di un vero e proprio cattivo.

Andrea Di Mastrorocco