Bright (2017, regia di David Ayer) recensione

Bright. Un film che poteva essere ma che non è… purtroppo!

 

Bright
Nick Jakoby (Joel Edgerton)

Umani, orchi ed elfi si scontrano in questo fantasy ambientato in una Los Angeles di un futuro non troppo prossimo. Will Smith interpreta l’agente Daryl Ward, costretto a fare coppia con Nick Jakoby (Noel Edgerton), il primo poliziotto orco della storia. Insieme dovranno risolvere un mistero legato ad un’antica bacchetta magica, che solo un essere molto potente può impugnare: il Bright. Per proteggere la bacchetta e scoprire la vera identità di questo fantomatico Bright, i due poliziotti saranno costretti a collaborare ed affrontare una moltitudine di razze diverse.

Bright
Deryl Ward (Will Smith) e Nick Jakoby

Il film di David Ayer (già regista di “Suicide Squad” e “Fury”), si muove tra vari temi: razzismo, corruzione, pregiudizi e scontri tra bande. Decisamente migliore del suo precedente lavoro targato DC, “Bright” è un misto tra poliziesco e fantasy. Le atmosfere cupe sono un tratto tipico del regista, ed in questo caso rendono ancora più l’idea di quanto siano malfamati i quartieri in cui si trovano ad agire Deryl e Nick.

“Non siamo qua per diventare amici. Devo sapere che se scoppia qualche casino mi guarderai le spalle.”

Anche se ha più caratteristiche del classico film poliziesco che del fantasy, “Bright” risulta essere una storia godibile e scorrevole, ben orchestrata dal regista David Ayer, tenuta ottimamente in piedi dalla coppia di protagonisti Smith ed Edgerton, e con delle canzoni a fare da colonna sonora che sono un valore aggiunto.

Bright
Tikka (Lucy Fry)

BrightComunque sia “Bright” non è tutto rose e fiori. La componente fantasy viene molto limitata per concentrarsi più sulle scene poliziesche. Manca la volontà, e la giusta spregiudicatezza, di buttarsi a capo fitto in una storia che poteva essere innovativa, aggiungere un tocco leggendario ed epico tipico del cinema fantasy, far scoprire mondi e razze nuove. Il risultato di questa mancanza è un film dalla trama troppo spesso semplice e banale. Arrivato al finale del film, Ayer aveva la possibilità di mettere la basi per quella che poteva essere una nuova promettente saga, invece decide di chiudere il cerchio e far finire il tutto come in un normalissimo action.

Un vero peccato, perché l’idea era davvero interessante. Portare il genere fantasy in una reale città e dare alle creature immaginarie (come orchi ed elfi) un lavoro, era una cosa mai vista prima. Con un po’ più di coraggio  il risultato sarebbe stato decisamente migliore.

Andrea Di Mastrorocco