Fury (2014, regia di David Ayer) recensione

Fury. La Guerra secondo David Ayer.

Fury
Soldato Grady “Coon-Ass” Travis (Jon Brenthal)

Germania 1945. La Seconda Guerra Mondiale è quasi finita e l’esercito tedesco sconfitto. Dietro le linee nemiche si muove un drappello di soldati, agli ordini del sergente Don “Wardaddy” Collier (Brad Pitt).  A disposizione hanno un solo carro armato ridotto ormai ad un catorcio. Al gruppo si è unito da poco un giovane soldato esperto in dattilografia, Norman Ellison (Logan Lerman). Hanno tra le mani un’ultima missione prima di poter dire addio alle armi. Le ultime battute di guerra, per il gruppo di soldati, saranno più spaventose che mai.

Fury
Norman “Macchina” Ellison (Logan Lerman) e sergente Don “Wardaddy” Collier (Brad Pitt)

In “Fury”, David Ayer (regista di “Bright” e sceneggiatore di “Training Day”), ci racconta gli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale, attraverso le avventure di cinque soldati. Il loro unico scudo contro tutta la distruzione portate dal conflitto, è un vecchio carro armato che il sergente ha ribattezzato con il nome di “Fury”. L’impatto con la crudeltà che negli anni della guerra divampava in tutta l’Europa è evidente sin dalle prime immagini, ed è uno dei grandi pregi della pellicola, oltre alla buona regia e alle interpretazioni di Brad Pitt e Logan Lerman (“Noi siamo infinito“)

Fury
Don “Wardaddy” Collier e Boyd “Bibbia” Swan (Shia LeBeouf)

“La guerra crea gli eroi, la storia li trasforma in leggende”

Brad Pitt (che poi rivedremo in “Allied – un’ombra nascosta“, ambientato sempre durante il conflitto mondiale ), interpreta il sergente e comandante della compagnia, un personaggio duro e carismatico ma allo stesso tempo stanco della guerra e della vita da soldato. Logan Lerman (proveniente direttamente dall’universo di Percy Jackson), è un dattilografo che, a differenza degli altri soldati, è completamente fuori posto in un’ambiente ostile e pericoloso come la Germania del 1945. Il ragazzino è bravissimo, mette in mostra un talento che potrebbe portarlo lontano.

Fury

Molto efficace l’idea del veicolo come unico rifugio estremo e confortante. Il carro armato funge non solo da protezione contro la guerra, ma come vero e proprio baluardo contro tutto ciò che succede all’esterno. .

Molto ben fatte tutte le scene di combattimento, in particolare ho apprezzato molto la battaglia finale, in cui “Wardaddy” e i suoi sono bloccati dentro al carro armato, fermo a causa di un guasto. Il livello di tensione è percepibile per tutta la durata del film, che è ottimamente accompagnato dalla colonna sonora di Steven Price e da una bella fotografia.

Andrea Di Mastrorocco