“Solo: a Star Wars story” (Riflessioni)

Solo: a Star Wars story. Non il migliore ma neanche il peggiore.

Solo: a Star Wars story
Il cyborg L3-37, Han Solo (Alden Ehrenreich) e Lando Calrissian (Donald Glover)

Come parlare di un film che fa parte di una saga che ormai è leggenda?? Come definire i termini di valutazione di una pellicola che rientra nella lunga storia di Star Wars?? Per un fan, come me, sarà molto difficile essere obiettivo, ed è logico che nel momento in cui si comincia a parlare di “Solo: a Star Wars story”, scatta automaticamente il paragone con tutti i precedenti episodi.

Prima di tutto diamo un’occhiata alla trama. “Solo: a Star Wars story” è la storia del giovane Han Solo, qui interpretato da Alden Ehrenreich (dai 18 ai 24 anni), di come ha deciso di intraprendere la vita del pilota, di come è entrato in possesso del Millennium Falcon e di come ha conosciuto il suo fedele amico Chewbecca e Lando Calrissian. La trama si svolge undici anni prima degli eventi di “Una nuova speranza” e poco dopo “La vendetta dei Sith”.

Solo: a Star Wars story
Qi’Ra (Emilia Clarke) e Han Solo

Volendo porlo in una specie di classifica, forse è proprio tra la prima (episodi 4, 5 e 6) e la seconda trilogia (episodi 1, 2 e 3). Decisamente non ai livelli dei primi tre episodi, che a mio avviso sono intoccabili, ma sicuramente meglio dell’infelice serie che comincia con “La minaccia fantasma.” Direi che la sua giusta posizione sia qualche gradino sotto a “Rogue One” (che penso sia il migliore dopo la trilogia originale).

“Lascia che ti dia un consiglio. Parti dal principio che ti tradiranno e non rimarrai mai deluso.”

“Solo: a Star Wars story” è un insieme di scelte giuste e sbagliate. Probabilmente è giusto far compiere ad Han Solo il percorso che fa nel film, perché è ciò che lo porta ad essere l’Han Solo interpretato da Harrison Ford.

In fin dei conti, tutti quanti gli voltano le spalle (tutti tranne Chewbecca ovviamente). Qi’ra (Emilia Clarke), il grande amore della sua vita, in realtà non è mai stata sincera con lui, in quanto nel finale si scopre essere un’alleata di Darth Maul e dei Sith. Lando Calrissian (Donald Glover), nel momento del bisogno se la svigna a bordo del Millennium Falcon, lasciando lui e Chewbecca nei guai fino al collo. Il suo mentore, Tobias Beckett (Woody Harrelson), non ci pensa due volte a venderlo al nemico prima, e a sottrargli tutto il bottino dopo. Tutti questi eventi formano il carattere cinico di Han Solo, che comincerà a fregarsene del resto del mondo, almeno fino al momento dell’incontro con Leia.

E’ la prima volta in assoluto che un regista Premio Oscar (Ron Howard) dirige un film di Star Wars.

Solo: a Star Wars story

Sbagliata è forse la scelta di affidare la parte di un personaggio come Han Solo ad un attore come Alden Ehrenreich, che viene sovrastato sia da Woody Harrelson (Tre manifesti a Ebbing, Missouri) sia da un bravissimo Donald Glover. Anche se non interpretasse un personaggio storico come Solo, il permanente sorriso da fighetto che ha stampato sul volto non cambia mai, e non fa trasparire alcuna emozione se non il fatto che lui è più figo, più intelligente e più furbo di chiunque altro. Non notiamo il dispiacere nel vedere partire Qi’ra senza di lui, non traspare per niente il fatto che lui decide di non fidarsi di nessuno e non vediamo neppure preoccupazione quando si separa da Chewbecca (anche se per un bravissimo lasso tempo) e nessun sollievo quando si riunisce a lui.

Ottima la scelta di affidare a Donald Glover il ruolo di Lando. Perfettamente credibile, il figlio di Danny Glover (“Arma Letale“, “Il colore viola“), mette in scena quello che io ritengo il miglior personaggio del film. Molto bravo anche Woody Harrelson, benché il suo personaggio poteva essere maggiormente sviluppato. Ma che Harrelson sia un bravo attore non è di certo una novità.

A fine anni ’90 Ron Howard rifiutò l’offerta di dirigere “Star Wars Episodio 1 – La minaccia fantasma” definendolo un progetto scoraggiante. 

Tecnicamente, “Solo: a Star Wars story”, è ben fatto. Una buona regia quella di Ron Howard (“A beautiful mind“, “Apollo 13“), che crea un film godibile, anche se la trama è un po’ semplice. Quello che ha fatto Ron Howard è stato unire tante scene, tante sequenze, in una storia sufficientemente buona. Esemplari sono gli effetti visivi, specialmente nella scena del colpo al treno e nella scena della fuga in cui affrontano il mostro spaziale grande quanto un pianeta e percorrono la famosa Rotta di Kessel.

“Diventerò un pilota, il migliore della galassia”

Solo: a Star Wars story
Han Solo e Chewbecca (Joonas Suotamo)

La differenza con gli altri film di Star Wars è che al centro della trama non c’è una guerra tra Impero e Ribelli. Il nucleo è proprio Han Solo è il suo essere una canaglia. Si comincia, infatti, con il protagonista che si trova su Corellia, dove è nient’altro che lo scagnozzo di una ripugnante creatura dalla forma di un insetto gigante. Qui cerca di sopravvivere come meglio può, progettando di andarsene e perseguire il suo sogno di diventare un pilota. Riesce nel suo obiettivo di fuga e si arruola nell’Impero. A questo punto potevano mostrarci delle battaglie a cui prende parte Han Solo, invece no. Ci viene mostrato come diserta ed insieme a Chewbecca e la compagnia di Beckett fugge dall’impero. Questo è il momento in cui diventa una canaglia che si aggira per l’universo sempre alla ricerca di un nuovo colpo.

Solo: a Star Wars story
Tobias Beckett (Woody Harrelson)

Dimostrazione del fatto che la guerra non è il tema principale della pellicola di Ron Howard, è il cattivo di turno. Dryden Vos, interpretato da Paul Bettany (“Infinity War“), non è di certo un villan del calibro dell’Imperatore o di Darth Vader. Un villan che, comunque sia, ha la sua importanza considerando il fatto che è lui ad affidare a Solo e Beckett la missione che li porterà al Millennium Falcon.

Concludendo… Trovo che “Solo: a Star Wars story” sia un film nella media, senza né lode né infamia.

Andrea Di Mastrorocco