Mary e il fiore della strega (2018, regia di Hiromasa Yonebayashi) – recensione

Mary e il fiore della strega. L’era del post Studio Ghibli.

 

 

mary e il fiore della strega
Mary Smith
mary e il fiore della strega
Volo Notturno

Protagonista di questa fiaba, diretta da Hiromasa Yonebayashi (“Arrietty – il mondo segreto sotto il pavimento”,”Quando c’era Marnie”), è Mary Smith, una goffa ragazzina dai folti capelli rossi. Mentre trascorre l’estate a casa della prozia, si imbatte in due simpatici micetti di nome Tib e Gib. Seguendoli nel bosco trova un bellissimo fiore, chiamato Volo Notturno. Senza esitare lo raccoglie e da quel momento in poi la sua noiosa vacanza si trasformerà in un’avventura che non dimenticherà mai più.

“Mary e il fiore della strega” è il primo lungometraggio prodotto dallo Studio Ponoc, che dopo la fine dello Studio Ghibli, si accolla il compito di esportare gli anime giapponesi. Hiromasa Yonebayashi, regista e cofondatore dello Studio Ponoc, prende il romanzo di Mary Stewart “La piccola scopa” e ne fa un film d’animazione decisamente non male.

mary e il fiore della strega
Mary e Madame Mumble

Buona la prima, dunque, per Yonebayashi e il suo nuovo studio. Buona, ma non ottima. Visivamente “Mary e il fiore della strega” ha tutte le carte in regola per richiamare quella magia tipica dello Studio Ghibli. Yonebayashi ha lavorato spesso alla corte del maestro Miyazaki, facendo da animatore per film come “La città incantata” e “Il castello errante di Howl”, e si vede. Dal punto di vista dell’animazione ha imparato molto da Hayao Miyazaki e “Mary e il fiore della strega” ne è la prova.

mary e il fiore della strega

“Sembra che in passato persino le streghe ne andassero in cerca…”

Quella stessa eccellenza che c’è nelle immagini, purtroppo manca nella sceneggiatura, troppo banale e troppo povera di colpi di scena. Manca quell’intreccio narrativo che ha reso celebre “Quando c’era Marnie” e mancano quei conflitti interiori che affrontano spesso i personaggi della tradizione dell’anime giapponese. Il tutto si svolge in maniera troppo semplice e troppo lineare, senza particolari sconvolgimenti.

mary e il fiore della strega
Mary e il signor Zebedy

mary e il fiore della stregaTuttavia, “Mary e il fiore della strega” è una pellicola che guarda al futuro e non al passato, nonostante le citazioni, ben dosate, dei personaggi dello Studio Ghibli. Quello che è certo è che l’animazione nipponica è in salute e, nonostante la chiusura di uno dei suoi colossi, non cessa di sfornare dei buoni prodotti che, con un po’ di esperienza dei suoi nuovi interpreti, e un po’ di pazienza da parte del pubblico, possono diventare ottimi.

Dunque, anche se ci rammarichiamo della fine delle attività dello Studio Ghibli, facciamo un grosso augurio a Hiromasa Yonebayashi e Yoshiaki Nishimura, fondatori del nuovo Studio Ponoc.

mary e il fiore della stregaAndrea Di Mastrorocco