Wonderstruck, la stanza delle meraviglie

La stanza delle meraviglie
Rose (Millicent Simmonds) e Ben (Oakes Fegley)

Wonderstruck, la stanza delle meraviglie. E’ stato amore a prima vista. La musica di Bowie, e l’alternanza emozionale di due storie in collocazioni temporali diverse ma con un legame profondo.

Basato sul libro di Brian Selznick “Wonderstruck”.

Brian Selznick ha curato anche la sceneggiatura del film è diretto da Todd Haynes, già regista di “Carol”, “Io non sono qui”. In “Wonderstruck” ritroviamo Julianne Moore (evidentemente), musa ispiratrice di Haynes fin dai tempi di “Lontano dal Paradiso”.La stanza delle meraviglie

Conosciamo la trama.

Wonderstruck, la stanza delle meraviglie, ha una divisione registica a livello temporale che scorre in alternanza tra due epoche: gli anni 20′ e gli anni 70′.

Rose e Ben sono due ragazzini sordi ( Rose è anche muta), che intraprendono un viaggio nella caotica città di New York, soli, ma desiderosi di trovare il proprio posto nel mondo.

Analizziamo la storia.

Come ho scritto Tod Haynes ci presenta due scelte registiche diverse, ed è proprio in queste scelte che risiede la vera particolarità del film.

Per evidenziare queste scelte Haynes ci pone la visione estetica e culturale di due epoche estremamente diverse e distinte. E’ proprio questa distinzione che viene sottolineata dal regista: il bianco e nero degli anni 20′, era del cinema muto; gli anni 70′ con una colorata rappresentazione del rock e dell’evoluzione culturale della società.

Siamo nel 1927 e Rose ( l’espressività di questa ragazza, Millicent Simmonds, è straordinaria), parte per la Grande Mela alla ricerca del suo idolo: un’attrice del cinema muto Lillian Mayhew ( Julianne Moore), della quale conserva ritagli di giornale e ne guarda i film.

.La stanza delle meraviglie

Per questa particolare rappresentazione del personaggio di Lillian Mayhew, Haynes omaggia (anche se solo per qualche secondo) in modo splendido a parer mio, il cinema muto di quegli anni.La stanza delle meraviglie

Le luci, la musica d’organo e poi il silenzio. Ed è proprio il silenzio ciò che contraddistingue Rose dagli altri.

Rose è sordo muta ( l’attrice lo è per davvero), e viaggia per le strade di New York tra paura e meraviglia, con uno sguardo che perfora lo schermo. Attraverso le sue espressioni capiamo quello che prova, le sue paure e le sue gioie.

La stanza delle meraviglie
Lillian Mayhew (Julianne Moore)

Il viaggio di Rose è descritto tutto in bianco e nero, con parole scritte su pezzi di fogli carta perché non conosce il linguaggio dei segni. La musica accentua ogni sfumatura del viso , il silenzio rappresentato in alcune situazioni ci fa capire quello che Rose prova.

Gli effetti sonori ci fanno tornare indietro di quasi un secolo rappresentando un continuo omaggio al cinema di un tempo, fonte d’ispirazione per le generazioni future.

Haynes è riuscito con la storia di Rose a descrivere in maniera molto originale ( ricordiamo anche “The Artist”, film muto in bianco e nero del 2011), la strada tortuosa della ragazzina.

La stanza delle meraviglie

Spostiamoci cinquant’anni avanti nel tempo: nel 1977 troviamo Ben (Oakes Fegley, già interprete de “Il Drago invisibile”), ansioso di conoscere finalmente suo padre, scappa da casa e si avventura da solo a New York.

La stanza delle meraviglie

Ma cos’è Wonderstruck?

Wonderstruck è un misterioso catalogo che Ben trova in un cassetto fra i cimeli della madre interpretata da Michelle Williams, contenente delle informazioni sul presunto ( o tale) ritrovamento del padre che non ha mai conosciuto.

La stanza delle meraviglie

Entrambe le storie hanno una connessione.

Viaggiano simultaneamente l’una con l’altra alternandosi piacevolmente.

Le psicologie dei personaggi principali ben calibrate ( anche se considero poco realistico che un bambino diventato sordo da pochi giorni si addentri tra le strade di New York senza avere neanche uno sbandamento), i vari pezzi dei puzzle che lo scrittore e sceneggiatore Brian Selznick ci presenta si accumulano pian piano, trovando “quasi” tutte le risposte alla fine del film in una graziosa armonia di sentimenti.La stanza delle meraviglie

Ma non è tutto rose e fiori.

A parer mio la struttura della storia di Ben all’inizio è curata meno rispetto a quella di Rose. Fortunatamente riprende vigore verso la fine.

Rose e Ben si incontreranno prima o poi?

E’ la domanda che probabilmente ogni spettatore si pone guardando “La stanza delle meraviglie”.

Concludendo è un film godibilissimo, con una trama a tratti scontata ma piacevole.

Vorrei ricordare che per Millicent Simmonds è stata la prima apparizione sul grande schermo. Ha successivamente recitato nel film diretto da John Krasinki “A Quiet Place”.

Alessia Lugli