Macchine mortali

macchine mortali
Hester Shaw (Hera Hilmar)

Sceneggiato da Peter Jackson, con l’aiuto dei fedelissimi Philippa Boyens e Fran Wash, e diretto da Christian Rivers, “Macchine mortali” è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo scritto da Philip Reeve, rivisitato in chiave steampunk. Il risultato è un film spettacolare dal punto di vista visivo, ma povero e scontato per quel riguarda la trama.

macchine mortali
Valentine (Hugo Weaving)

E’ dura da ammettere, ma questa volta Peter Jackson ha preso un’idea originale come quella del darwinismo urbano, in cui le città grandi ingoiano letteralmente le città piccole, e lo ha tramutato in una pellicola colma di cliché e pochi colpi di scena. E’ facile intuire quello che deve succedere e come andrà a finire il film, e dalle menti che hanno creato le trilogie de “Il Signore degli anelli” e“Lo Hobbit” ci si aspetta molto di più.

macchine mortali

 Hester Shaw (Hera Hilmar) e Tom Natsworthy (Robert Sheehan)

“Io vengo con te!”

La destrezza di Rivers da direttore degli effetti speciali, non basta a rendere giustizia al romanzo di Philip Reeve, e sicuramente non basta a creare un buon prodotto (quando si dice che la sceneggiatura è importante!!!). L’amore tra i due protagonisti, Hester Shaw (Hera Hilmar) e Tom Natsworthy (Robert Sheehan), nasce troppo alla svelta e senza un reale apparente motivo, il personaggio di Anna Fang (Jihae)è il classico personaggio “duro tutto d’un pezzo” carico di frasi fatte, che sbaraglia senza troppa difficoltà i suoi avversari,i piani di Valentine (Hugo Weaving) sono chiari fin dall’inizio e il concetto di darwinismo urbano non viene abbastanza sviluppato.

macchine mortali

Anna Fang (Jihae)

Il punto di forza di “Macchine mortali” sono indubbiamente gli effetti visivi, in grado di far venire le vertigini a chi non sopporta le altezze elevate, grazie ad inquadrature che trasmettono l’immensità e la potenza della città trazionista di Londra. Il film si svolge in un futuro dove, dopo una guerra che ha devastato la Terra, le città si muovono su ruote e danno la caccia e si nutrono delle risorse e del carburante dei paesi minori. Questo è il concetto fondamentale del darwinismo urbano intorno al quale doveva girare “Macchine Mortali”

“Sessanta minuti… E’ quanto è bastato per condurre l’umanità sull’orlo dell’estinzione”

La trama è troppo semplice e la caratterizzazione dei personaggi, ad esclusione di Hester, non è ben approfondita. Hugo Weaving è un bravo attore, ma in questo caso si trova ad interpretare un villain troppo scontato e, se vogliamo, nemmeno cosi tanto cattivo. Lo stesso Tom, il protagonista maschile, è un signor nessuno per il pubblico.Colpa di una sceneggiatura (scritta a sei mani) carente e poco approfondita.

La premiata ditta che ha portato sul grande schermo l’universo di Tolkien, questa volta spreca l’occasione di poter creare una nuova epica saga, anche se sono pronto a scommettere che anche i sequel del romanzo di Reeves vedranno le luci dei riflettori.

Andrea Di Mastrorocco