La porta del Cielo – Come De Sica salvò gli ebrei

“C’è bisogno di tenere alto lo spirito e il morale della gente. Oggi più che mai. Quella gente che amava sentirla cantare e che amava i suoi film, quei camerati che oggi a Salò combattono strenuamente per riscattare il disonore dell’armistizio. Ebbene, è per loro, De Sica, che le offriamo con il placet del Duce in persona, di curare la cinematografia della nostra risorta repubblica fascista del nord. Lei andrà a Venezia con Rossellini, ad organizzare la nostra Cinelandia. Anche Goebbels come sa ne è lusingato. Avrà una casa, uno stipendio, un’automobile con autista a sua disposizione”.

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Joseph Goebbels – Ministro della propaganda tedesco

Queste furono le parole che l’emissario di Gobbels (Ministro della Propaganda durante il Terzo Reich), Ferdinando Mezzasoma, pronunciò a Roma per comunicare a Vittorio De Sica che da quel momento avrebbe lavorato agli ordini di Hitler. Fortunatamente la storia andò in maniera diversa.

Correva l’anno 1943. Gobbels, giunto a Roma con l’esercito Nazionalsocialista, aveva sequestrato tutte le pellicole vergini in circolazione, per poi spedirle in Germania. Il cinema italiano era fermo, costretto a sottostare alle regole del Terzo Reich, e i registi dell’epoca non potevano lavorare se non scritturati dal regime nazi-fascista. La Chiesa fu l’unica forza che non subì il saccheggio dei nazisti, e il “Centro cattolico cinematografico”, si prese la briga e il rischio di finanziare un vero e proprio film, che non aveva niente a che vedere con il fascismo o con la propaganda pretesa da Gobbels. La produzione fu affidata a Salvo D’Angelo, mentre alla regia avrebbe dovuto esserci Esodo Pratelli.

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Vittorio De Sica e Cesare Zavattini

Produttore e regista iniziarono quindi a lavorare a questo nuovo, rischioso progetto, scritturando attori del calibro di Massimo Girotti e Roldano Lupi. Quando arrivò il momento di scegliere l’attrice protagonista, venne fuori il nome di Maria Mercader, diva di spicco apprezzatissima dal pubblico italiano, nonché grande amore di Vittorio De Sica. L’attrice spagnola accettò il ruolo propostole da Salvo D’Angelo, ma ad una sola condizione: il regista del film doveva essere proprio il suo compagno di vita, Vittorio De Sica, altrimenti avrebbero dovuto trovarsi un’altra protagonista. Il produttore, che non voleva assolutamente rinunciare a lei, non ebbe altra scelta che accettare la condizione della Mercader.

Ma come riuscire a mettere sotto contratto un regista come De Sica e toglierlo dall’obbligo di partire per Venezia?

A questo punto entrò in scena Monsignor Montini, futuro papa Paolo VI, che aveva seguito tutta la vicenda per la Città del Vaticano. Montini fece in modo che il film venisse girato nella Città Santa, fuori dalla giurisdizione e dalle leggi naziste.

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Vittorio De Sica

Così, quando Mezzasoma comunicò a De Sica che era costretto ad andare a Venezia per girare film per Hitler, il regista romano, che odiava con tutto il cuore il regime dei crucchi, poté rispondere in questo modo: “Eccellenza, questa proposta mi gratifica e mi lusinga. Quest’offerta è un premio per tutta la mia carriera di servitore della cultura e dell’arte. Pur riluttante, devo far presente che sono già impegnato su un fronte diverso, ma altrettanto di rilievo. Ho firmato per una produzione per il Vaticano, personalmente auspicata e voluta da Sua Santità. Per realizzare un film sul miracolo di Loreto. Il titolo? “La porta del cielo”. Gireremo nei territori vaticani.”

Il giorno dopo De Sica, Maria Mercader e tutto il resto della troupe, furono messi sotto contratto dalla Città del Vaticano, e ad ognuno di loro venne consegnato un permesso speciale di circolazione, firmato da Sua Santità, che li rendeva intoccabili. Questo fu solo l’inizio del miracolo che il regista romano e lo sceneggiatore Cesare Zavattini compirono nei sette mesi successivi.

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Maria Mercader

Il primo marzo del 1944 cominciarono le riprese de “La porta del cielo”, un film che racconta la storia di un gruppo di persone malate che si recano a Loreto per chiedere il miracolo della guarigione alla Madonna.

Tutto il set venne allestito attorno e all’interno della basilica di San Paolo. Poche sere prima, De Sica e Zavattini avevano assistito ad una deportazione di alcuni ebrei romani: i nazisti caricarono su un camion tutti gli uomini e su un altro le donne e i bambini, separando, probabilmente per sempre, le famiglie.

Colpiti, indignati e profondamente arrabbiati, per il modo in cui i soldati tedeschi trattavano quelle povere persone, Vittorio e Cesare decisero che avrebbero fatto qualcosa per impedire ai soldati di Hitler di fare del male ad altri esseri umani. Mentre erano impegnati a ritoccare alcune parti della sceneggiatura de “La porta del cielo”, a De Sica venne un’idea folle: portare gli ebrei nella Città del Vaticano, dove sarebbero stati al sicuro.

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Una scena del film “La porta del Cielo”

Prima di cominciare le riprese, i due si recarono a Cinecittà, dove scritturarono tutti i partigiani e gli ebrei che incontrarono, per poi portarli con loro nella Città Santa e fargli ottenere lo stesso permesso di circolazione che avevano i membri della troupe. Alla fine della giornata, De Sica e Zavattini avevano assunto più di 800 persone, che non dovevano far altro che fingere di lavorare o di recitare nel film.

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Per i mesi successivi furono costretti a vivere insieme dentro la Basilica di San Paolo. Pur sapendo perfettamente che ebrei e partigiani si nascondevano all’interno della chiesa, i nazisti non potevano fare niente contro di loro, poiché nei terrori vaticani non avevano alcuna autorità. Nonostante ciò, se ne stavano in agguato consci del fatto che non appena le riprese del film fossero finite, il permesso speciale di circolazione avrebbe perso la sua validità. Entro l’inizio di maggio “La porta del cielo” era pronto per essere proiettato, ma per non dare tutti in pasto ai nazisti, De Sica continuò a fingere di girare delle scene, senza utilizzare la pellicola, che in quel periodo era molto preziosa e non andava sprecata.

E poi arrivò la mattina del 4 giugno 1944. La radio trasmise la notizia che l’esercito americano era riuscito ad entrare a Roma e che i nazisti avevano lasciato la capitale. L’incubo era finito. Le oltre 800 persone, portate in salvo da De Sica e Zavattini, erano finalmente libere di lasciare la Basilica di San Paolo e ricominciare a vivere.

Andrea Di Mastrorocco