L’invasione degli Ultracorpi

Uno sconvolto dottor Miles Bennell (Kevin McCarthy), racconta al collega dottor Hill una storia allucinante: nel piccolo paese di Santa Mira si è diffusa una misteriosa epidemia che priva le persone dei sentimenti e le tramuta in esseri freddi e asettici.

Lo stesso Bennel inizialmente non riesce a credere a quello che sta succedendo ma poi, insieme alla fidanzata, Becky Driscoll (Dana Wynter), e agli amici, Jack e Thea, scopre che in città stanno proliferando strani baccelli in grado di duplicare perfettamente ogni essere umano, creando copie completamente prive di qualsiasi emotività.

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Becky Driscoll (Dana Wynter) e Miles Bennell (Kevin McCarthy)

Tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza scritto da Jack Finney nel 1954, “L’invasione degli ultracorpi” (pubblicato anche con il titolo “Gli Invasati”) è decisamente uno dei film più inquietanti di tutti i tempi.

Volutamente girata in un claustrofobico bianco e nero, la pellicola diretta da Don Siegel, si dimostra emotivamente disturbante. Non c’è niente di fisicamente orribile, nessun malvagio e raggrinzito visitatore stellare, nessuna forma contorta o mutata sotto un normale aspetto di facciata. Quelli che escono dai baccelli non sono mostri dall’aspetto terrificante, ma “solamente” degli uomini e delle donne alieni il cui unico scopo è sostituire la vita sulla Terra con degli esemplari, immuni anche al più minuscolo sentimento.

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Oltre all’ansia provocata dall’inesorabile, e disperata, fuga di Miles e Becky, che non vogliono rinunciare alle loro emozioni e, soprattutto, non vogliono che il loro amore finisca, subentra nello spettatore una certa emotività, nel vedere un’intera città popolata da persone, se così si possono definire, indifferenti ad ogni aspetto della vita. Per trasportare lo spettatore in una dimensione onirica non servono i jumpscare, basta l’inquietante musica di Carmen Dragon e l’espressività dei due protagonisti innamorati. Nonostante l’ostinazione con cui Miles e Becky tentino di salvarsi la vita, sembra non esserci alcun lieto fine per loro e per il genere umano, perché la città di Santa Mira diventa il centro di smistamento degli ultracorpi, intenzionati ad invadere il resto del mondo.

A causa del budget molto ridotto (“appena” 300.000 dollari), il regista fu costretto a rinunciare agli effetti speciali.

Anche se abbastanza rilevante come limitazione, l’assenza di effetti speciali non toglie niente al film (anzi), che risulta conturbante anche senza l’ausilio della computer grafica. Curiosità vuole che per creare i corpi senza vita, furono usati dei manichini fatti su misura. Vennero presi come esempi i corpi di Kevin McCarthy e Dana Wynter, costretti a stare immersi per ore in un bagno di cera.

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Pochi mesi dopo l’uscita nei cinema de “L’invasione degli ultracorpi”, in molti intesero che nel film ci fossero dei chiari riferimenti anti-maccartismo.

Per chiarire: il maccartismo fu un periodo della storia degli Stati Uniti risalente ai primi anni ’50, in cui Joseph McCarthy era il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta. McCarthy, durante i suoi anni di presidenza, portò avanti una forte campagna contro l’Unione Sovietica e contro alti gradi dell’esercito che accusava di simpatie comuniste. Sia il regista, Don Siegel, che l’autore del libro, Jack Finney, smentirono queste teorie, affermando che il loro unico scopo era quello di creare un prodotto in grado di infondere inquietudine al pubblico. – Inoltre c’è da sottolineare che le idee politiche di Siegel erano tutt’altro che democratiche, quindi era molto più probabile che sostenesse McCarthy piuttosto che fare un film contro la sua politica –

Siegel si concentrò nel creare un collegamento tra la prosaica realtà della piccola cittadina di Santa Mira e la sfrenata voglia di conquista dei baccelli.

Opera una cucitura così abile che quando si passa dal mondo reale al mondo di fantasia più spinta, ci accorgiamo appena del cambiamento. La paranoia si insinua nello spettatore con una facilità impressionante. Se siamo tutti potenziali paranoici, oserei dire che Siegel ha usato questa condizione per manipolare deliberatamente le nostre emozioni, al punto da portarci a credere che stia realmente succedendo qualcosa di strano ancor prima che succeda.

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Un esempio: Wilma Lentz (Virginia Christine) è convinta che suo zio Ira non sia realmente suo zio Ira. Non può dare nessuna prova a sostegno della sua teoria, ma ci persuade con la sua forte convinzione e con una profonda ansietà. Ira è Ira in tutto e per tutto. I movimenti, la voce, i ricordi e i modi di fare sono esattamente gli stessi, eppure noi spettatori non possiamo fare a meno di pensare che Wilma abbia ragione. In questo modo Siegel ci informa che stiamo addentrandoci in un mondo di estrema paranoia.

La scena iniziale, in cui Miles inizia a raccontare le storie di Santa Mira, non era prevista nella sceneggiatura originale di Daniel Mainwaring, Richard Collins e Sam Peckinpah (il tecnico del gas).

“L’invasione degli ultracorpi” doveva cominciare senza alcuna voce narrante, ma con una scena che ci mostrava il dottor Bennell su un treno, durante il viaggio di ritorno dalla conferenza a Boston. La produzione impose la sequenza iniziale con il conseguente inizio del racconto di Miles, sebbene il produttore Walter Wanger avrebbe voluto assumere Orson Welles per la parte del narratore.

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Kevin McCarthy durante un’intervista ha raccontato che per lui girare “L’invasione degli ultracorpi” è stato fisicamente molto faticoso. Il suo personaggio corre per salvarsi la vita prima lungo la via principale di Santa Mira e poi nelle colline adiacenti la città. Per giorni e giorni l’attore si cimentò in lunghe corse su ogni tipo di terreno, sterrato e catramato, in discesa e in salita, accusando ripetutamente dei crampi. McCarthy si stancò talmente tanto che quando girarono la scena sull’autostrada, in cui Miles tenta di fermare le macchine che sfrecciano a tutta velocità gridando “Sono già qui! Tu sei il prossimo!”, rischiò di svenire per la fatica ed essere schiacciato da un’auto o da un camion.

Inoltre, molti spettatori rimasero delusi dal finale, anch’esso imposto dalla produzione, in cui sembra che la situazione si risolva, mentre l’idea di Siegel e degli sceneggiatori era tutt’altra…

Nota a margine

Il mio personale parere è che “L’invasione degli ultracorpi” sia un ottimo mix di fantascienza e horror onirico, carico di un livello altissimo di ansia. La strabiliante abilità di creare una forte suspense basandosi esclusivamente sul contrasto tra la paranoia del dottor Miles Bennell e l’indifferenza totale della cittadina di Santa Mira è impressionante!

Andrea Di Mastrorocco