Il mostro della Laguna Nera

Le leggende sui mostri marini risalgono agli albori della civiltà. Storie spaventose di serpenti marini dalle sembianze umane, sirene e tritoni appartengono a ogni tradizione, forse perché ci ricordano i nostri antichi legami con gli abissi. Sia che si tratti di paludi, lagune o del mare aperto, gli ambienti acquatici sono stati perfetti per le storie di paura.

Quasi un quarto di secolo prima dell’uscita de “Lo Squalo”, con “Il mostro della Laguna Nera” la Universal donò al mondo un valido motivo per stare lontano dall’acqua.

il mostro della laguna nera

La trama

Durante una spedizione nel Rio delle Amazzoni, un gruppo di paleontologi si inoltra in una misteriosa laguna rimasta immutata dai tempi della preistoria. In questo luogo si nasconde una terribile minaccia: un ibrido metà pesce e metà uomo. Gli scienziati decidono di catturare il misterioso essere per poterlo studiare, ma prima di riuscire a portare a termine il loro piano, il Mostro uccide diversi membri della spedizione. Una volta catturato, nonostante le precauzioni prese, l’ibrido riesce a scappare, ricominciando a seminare il terrore tra gli scienziati.

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Kay Lawrance (Julie Adams), Carl Maia (Antonio Moreno) e David Reed (Richard Carlson)

“Il mostro della Laguna Nera” si rifà ad una tradizione iniziata con un film muto intitolato “Il mondo perduto”, nel quale un gruppo di scienziati parte per uno sperduto altopiano brasiliano popolato da animali preistorici. Il produttore, William Alland, integrò l’idea de “Il mondo perduto” con una presunta storia vera che sentì ad una cena su una creatura mezza uomo e mezza pesce che viveva nel Rio delle Amazzoni.

“I miei uomini la chiamano Laguna Nera: è un paradiso. Soltanto dicono che nessuno è mai tornato per descriverlo”

Dopo aver messo le basi per un buon soggetto, Arthur Ross e Harry Essex scrissero la sceneggiatura intitolata Laguna Nera, che rimase il titolo del film per tutta la lavorazione. Come regista Alland scelse Jack Arnold, responsabile della direzione di un classico del genere horror-fantascientifico come “Destinazione… Terra!” (1953).

“Il mostro della Laguna Nera” venne prodotto in 3-D, una tecnica che a quel tempo era all’apice della popolarità, e fu il primo film con un’ambientazione subacquea ad essere girato così.

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Due macchine interlock ripresero ogni scena da prospettive diverse. La versione subacquea della torretta 3-D fu progettata appositamente dal cineoperatore Scotty Welbourne. Nei cinema, due proiettori sincronizzati sovrapponevano le immagini, che diventavano tridimensionali grazie all’uso di speciali filtri che ponevano le due immagini l’una vicina all’altra, ad una distanza di circa 6 cm. L’immagine passava attraverso il filtro e poi riflessa dallo schermo argentato. Guardare ad occhio nudo, le immagini sarebbero risultate vicinissime tra loro, il classico effetto “vedo doppio”. Gli spettatori indossavano degli appositi occhiali che sovrapponevano le immagini proiettate, in modo da ottenere l’effetto 3-D.

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Quale aspetto avrebbe avuto il mostro? E chi lo avrebbe interpretato?

Il primo nome preso in considerazione fu Glenn Strange, un ex stuntman, ma purtroppo non si considerava un buon nuotatore e rifiutò la parte.

Fortuna volle che mentre la Universal era alla ricerca dell’attore per interpretare il Mostro, qualcuno fece sapere al produttore, William Alland, che Wakulla Springs sarebbe stato il luogo ideale per girare il film. Era un luogo dall’aspetto molto sinistro, soprattutto perché il proprietario, Ed Ball, l’aveva tenuto isolato per anni ed era ancora del tutto incontaminato. Quando Jack Arnold e Scotty Welbourne, l’operatore di macchina, arrivarono all’aeroporto, andò ad accoglierli per portarli sul posto Ricou Browing, un giovane studente.

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Wakulla Springs


Kay: “E io credevo il Mississippi unico al mondo!”

David: “Non è che un fiumiciattolo in confronto alle Amazzoni. Questo posto è rimasto come era cento milioni di anni fa, durante il periodo Devoniano”

Kay: “Era quasi il principio del mondo. “

Wakulla Springs convinse subito il regista, ma il cameraman volle fare una piccola prova. Prese la macchina subacquea e chiese a Browing di nuotare davanti a lui, in modo da farsi un’idea delle dimensioni dei tronchi, delle persone e dei pesci. Un paio di settimane dopo, Ricou Browing ricevette una telefonata da Jack Arnold, il quale gli disse che a loro era piaciuto molto il suo modo di nuotare, e gli chiese se aveva voglia di interpretare il Mostro della Laguna Nera.

La sua risposta fu molto diretta: “non so cosa sia, ma va bene!”

Il film venne diviso in due parti girate contemporaneamente: le scene subacquee furono girate in Florida, a Wakulla Springs, per la trasparenza dell’acqua, mentre le scene sulla terra ferma su un set di proprietà della Universal. Richard Carlson, Julie Adams e Richard Denning, gli attori principali, lavorarono a Wakulla Springs insieme a Ricou Browing. Per le sequenze girate negli esterni della Universal vennero assunte delle controfigure. Due troupe, naturalmente, richiedevano due mostri e l’attore scelto per interpretarlo durante le scene sulla terra ferma fu Ben Chapman, un giovane che era sotto contratto con la Universal.

Il Make-Up

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Milicent Patrick

L’idea originale su come doveva essere l’aspetto del mostro era molto diversa da quella che noi tutti conosciamo. Era una via di mezzo tra la statuetta degli Oscar e un’anguilla, la faccia e la testa non erano coperte da branchie e protuberanze, ma alla produzione sembrò che quel mostro avesse un aspetto troppo femminile, cosi decisero di aggiungere le squame, le pinne e le branchie.

I disegni per la realizzazione del Mostro furono opera Milicent Patrick, mentre il make-up fu affidato a Bud Westmore, Jack Kevan e Chris Mueller.

Aiutati da una squadra di nove scultori, per creare il costume fecero un calco ai due attori, Ricou Browing e Ben Chapman, con il quale costruirono un rivestimento flessibile. Il costume del Mostro era una calzamaglia unica, su cui vennero applicate le singole parti scolpite separatamente. Gli attori dovevano stare molto attenti al peso, non potevano né dimagrire né ingrassare. Ci volevano due o tre ore per metterla e toglierla, perché doveva essere perfettamente aderente.

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Quando Kevan e Mueller iniziarono a scolpire il costume dovettero tener conto della differenza di fisico tra Ricou Browing e Ben Chapman. Il primo era più minuto, quindi tutto venne costruito in scala ridotta, ma la parte più difficile da realizzare fu la testa.

La testa di Chapman era più rotonda, mentre quella di Browing era più ovale, quindi scolpirono due teste diverse, ma non vedendole mai nella stessa scena la differenza non si nota.

Per consentire ai due attori di avere più libertà di movimento, le teste vennero fatte con la gommapiuma. Inoltre costruirono una terza testa speciale, che usarono per una sola scena, che permetteva alle branchie di flettersi. All’interno applicarono dei tubicini di aria compressa che gonfiavano delle camere d’aria.

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La colonna sonora

Quando “Il mostro della Laguna Nera” arrivò al cinema nel 1954 anche i più accaniti fan dei mostri classici rimasero impressionati. Il successo del film era dovuto anche alla drammatica colonna sonora. Oltre ai temi di repertorio, risuonava la musica originale di tre compositori: Henry Mancini, Hans Salter e Herman Stein. Il coinvolgimento emotivo dello spettatore è dovuto soprattutto alla musica. Il tema musicale viene ripetuto all’infinito, ogni scena in cui compare il Mostro è accompagnata dalle stesse note. Non è un tema molto musicale, anzi le trombe lo rendono molto stridente.

Piccola curiosità: nel corso del film il tema del Mostro viene ripetuto circa 130 volte.

La colonna sonora assume un ruolo di primaria importanza nelle scene che si svolgono sott’acqua, in cui non ci non né dialoghi né effetti sonori. Invece di sentire il rumore delle bollicine, si sente una splendida musica d’accompagnamento.

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Una delle scene più memorabili è il pas de deux tra Kay (Julie Adams) e il suo ammiratore subacqueo. Si tratta di una quelle idee, una di quelle immagini che apparentemente sono abbastanza semplici e lineari, ma che allo stesso tempo nascondono sottintesi. Molti critici parlarono delle implicazioni sessuali di questa sequenza, alcuni arrivarono a definirla una rappresentazione stilizzata di un rapporto sessuale. E’ come una danza d’amore. Lo spettatore percepisce le emozioni del Mostro, capisce che si sta innamorando di Kay. C’è in lui una parte che aspira a essere migliore e lo spinge ad amare.

Opinione personale

Nonostante da molti critici sia considerato un film di Serie B, “Il mostro della Laguna Nera” è entrato di diritto nella categoria dei Classici film horror. Una pellicola che ha rivoluzionato sia il concetto di Mostro, che non viene visto solamente come una bestia il cui unico scopo è fare del male. Sono gli esseri umani ad aver invaso il suo territorio, ad essere entrati nel suo privato, presumibilmente per rovinare quell’angolo di terra rimasto incontaminato per secoli. Viene dunque da chiedersi chi sia il vero mostro…

Andrea Di Mastororocco