Breakfast Club

Chicago, sabato 24 marzo 1984.

Liceo Shermer, Illinois.

“Caro signor Vernon, accettiamo di restare chiusi a scuola sacrificando il nostro sabato, qualunque sia stato l’errore che abbiamo commesso. Quello che abbiamo fatto era sicuramente sbagliato, ma pensiamo che lei sia proprio pazzo a farci scrivere un tema nel quale dobbiamo dirle cosa pensiamo di essere. Che cosa gliene importa?
Tanto lei ci vede come vuole. Usando il linguaggio più semplice, la definizione più comoda, lei ci vede come un cervello, un atleta, un enigma, una principessa e un criminale. Giusto?”

Cinque studenti di una scuola superiore americana, sono costretti a passare un intero sabato in punizione in biblioteca. Il preside Richard Vernon, che solo ad intervalli li sorveglia, assegna loro un tema, di almeno mille parole, intitolato: “Chi sono io?”. Gran bella domanda per un gruppo di sedicenni! Pur non essendo completi estranei, i cinque ragazzi fanno parte di gruppi sociali diversi: John Bender (Judd Nelson) è il casinista, “The Criminal”; Claire Standish (Molly Ringwald) è “la principessa”; Brian Johnson (Anthony Michael Hall) è “il cervello”; Andy Clark (Emilio Estevez) è “l’atleta”; Allison Reynolds (Ally Sheedy) è “l’incompresa”. “Imprigionati” nella biblioteca della scuola, inizialmente i ragazzi sono decisamente molto chiusi tra di loro. Sarà Bender a dare inizio alle danze provocando bonariamente i suoi compagni.

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I cinque siedono distanti, passando la maggior parte del tempo a provocare la reazione dell’altro, giustificando la propria natura di adolescenti senza diritto di replica. Si, perché l’adolescente comune era ed è considerato un immaturo, colui/colei che deve ancora approcciarsi alla vita, quella vera. Vivono in quella bolla di sapone che gli adulti chiamano più volte ingenuità, perché il liceo può far parte solo di un grande schema iniziale. E la vita vera è ben diversa dal liceo… Vengono rimproverati, vengono indirizzati verso un futuro che in molti casi non li appartiene, seguendo la retta via che il genitore gli impone (e in molti casi è pure sbagliata), perché l’adulto “ha sempre ragione…”

Mio Dio, assomiglieremo ai nostri genitori? – Io no, mai – E’ inevitabile, è già successo. Quando cominci a crescere il tuo cuore muore

Ore 6.56.

I ragazzi arrivano a scuola e molti di loro sono accompagnati dai propri genitori. A primo impatto sembrerebbe un inizio privo di importanza, ma in realtà si rivela essere una sequenza che evidenzia il gravoso approccio usato dai genitori per comunicare con i propri figli.

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Allison Reynolds (Ally Sheedy)

La prima ad arrivare è Claire, ragazza di bell’aspetto e dai capelli rossi, accompagnata dal padre su di una BMW. Fin da subito ci vien fornita la ragione per la sua punizione: ha saltato una lezione per andare a fare shopping. Incredibilmente però, il padre, invece di rimproverare la figlia per la sua mancanza di responsabilità, promette che le farà un bel regalo. La stessa Claire rimane stupita da tale affermazione.

Brian invece, viene rimproverato da sua madre, ma i toni autoritari non aiutano affatto il ragazzo, che si ritrova costretto, ad ingoiare nuovamente quel magone che da troppo tempo si porta dietro.

Il discorso motivazionale del padre di Andy è invece fuori luogo e fuori contesto, suscitando nel ragazzo un evidente stato di rabbia inespressa.

Mentre John Bender si presenta da solo, arriva Allison accompagnata dai propri familiari, perfetto esempio di genitori assenti. Desiderosa di un confronto o per lo meno di una parola, la ragazza rimane lì ferma davanti scuola guardando la macchina andare via…

Non c’è niente da fare quando ti costringono a vivere nel buio”

Ognuno di loro nasconde un lato oscuro, troppo intimo, con il quale è dannatamente difficile convivere, soprattutto per un ragazzo che sta ancora cercando di crescere, imparare e vivere.

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Claire Standish (Molly Ringwald),Brian Johnson (Anthony Michael Hall),
Andy Clark (Emilio Estevez),Allison Reynolds (Ally Sheedy),John Bender (Judd Nelson)

John Bender è il ribelle del licelo, colui che trasgredisce alle regole, quelle regole che è così facile violare a scuola, ma che non può osare infrangere tra le pareti di casa sua, pena le botte; Allison Reynolds è la ragazza strana che tutti tengono a distanza, è l’emarginata, la ragazza non capita, colei che provoca e sconcerta il prossimo per cercare attenzione; Andy Clark è l’atleta che non sa pensare con la sua testa. Preferisce chinare il capo e obbedire, ma in un momento di catarsi, riesce a confessare il perché della punizione. Confesserà di aver inflitto una grave umiliazione ad un ragazzo, solo per dimostrare a suo padre di essere un vero duro, un vero numero uno, rispettato da tutta la squadra.

Mi stavo chiedendo: cosa succederà lunedì, quando saremo di nuovo mischiati con gli altri. Ormai io vi considero miei amici. Non mi sto sbagliando, vero?”

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Anche Brian Johnson confesserà. Deluso da alcuni brutti voti presi, seguiti dalla profonda delusione da parte dei suoi genitori, che aspirano vedere il figlio in un buon College, in un momento completamente irrazionale, dettato solo ed unicamente dalla frustrazione e dalla rabbia, confesserà di aver pensato di compiere un gesto completamente folle.
Claire Standish ha l’aspetto e i modi borghesi della ragazza più popolare della scuola. E’ la classica ragazza ammirata dai giovani studiosi ed emarginati come Brian, che al contrario vengono picchiati e presi di mira proprio dai ragazzi come Claire ed Andy.

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Durante la confessione di gruppo, Claire scoppierà a piangere, ammettendo, seppur con disagio, che nonostante il rapporto estremamente confidenziale instaurato con tutti loro quel giorno in biblioteca, il lunedì tornati a scuola tornerà tutto come prima.

Perché nessuno avrà mai veramente il coraggio di avvicinarsi, davanti ai propri “amici”, né a Brian né ad Allison.

Cos’è il Il Breakfast Club?

E’ una storia di ragazzi incompresi, non capiti dalla famiglia e qualche volta neanche dai propri coetanei. Cinque ragazzi che rappresentano gli adolescenti di tutto il mondo: incompresi, non capiti, non ascoltati, completamente invisibili agli occhi del mondo.
E’ un film ideato, sceneggiato, e diretto da John Hughes, scopritore di giovani talenti che fecero poi parte di un movimento chiamato “Brat Pack”. Ideato, sceneggiato, e diretto da John Hughes, scopritore di giovani talenti che fecero poi parte di un movimento chiamato “Brat Pack”

Breakfast Club
I ragazzi di Breakfast Club e John Hughes

Il Brat Pack, questi interpreti Generazionali

Era un gruppo di attori e attrici statunitensi degli anni ottanta, divenuti popolari interpretando ruoli legati alla cultura degli adolescenti, recitando spesso insieme negli stessi film.

La definizione è stata coniata dal giornalista David Blum, che in un pezzo scritto sul New York Magazine, identificava così i ragazzi degli ani 80′: come dei marmocchi.

David Blum realizzò questo pezzo (che divenne famosissimo nell’ambiente hollywoodiano) andando a spasso per locali insieme a Rob Lowe, Emilio Estevez e Judd Nelson, osservando attentamente i loro comportamenti. L’articolo si intitolò “Brat Pack”, prendendo in prestito il nome “Rat Pack”, un gruppo di attori di talento di cui facevano parte Frank Sinatra, Sammy Davis Jr. e molti altri.

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Scritto da David Blum

L’unica differenza è che quei ragazzi che David Blum si ritrovò davanti quella sera, fu un gruppo di attori con troppi soldi e poco talento.Molti di loro esternarono il proprio disappunto sia per l’articolo, che per essere in seguito considerati parte del gruppo dei “Brat Pack”.


Molti di loro esternarono il proprio disappunto sia per l’articolo, che per essere in seguito considerati parte del gruppo dei “Brat Pack”.

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Judd Nelson, Rob Lowe, Emilio Estevez

In ogni caso gli attori che facevano parte del così definito “Brat Pack” erano molti, e lavoravano spesso insieme: Molly Ringwald, Emilio Estevez, Anthony Michael Hall, Ally Sheedy, Andrew McCarthy, Judd Nelson, Rob Lowe, Matthew Broderick, Demi Moore… e a fasi alterne anche John Cusack, Ralph Macchio, Michael J. Fox, Matt Dillon…

Al di là del pensiero di Blum, i loro film rappresentano un’importante forma interpretativa di quel che erano gli adolescenti di una volta: romantici, avventurosi, combattivi, idealisti, appassionati di fantascienza e di videogiochi. Diretti in un’epoca dove tutto sembrava poter essere possibile ( lo sviluppo della tecnologia, la nascita di internet e degli effetti speciali), sono un esempio di come un film per ragazzi poteva essere una storia importante, epica, degna di essere raccontata. Un paio di esempi? “War Games” e “La donna esplosiva”.

Breakfast Club, probabilmente ne annovera il primato come rappresentante “Cult Generazionale”, insieme (probabilmente) a “St. Elmo’s Fire” (1985).

St. Elmo's Fire

St. Elmo’s Fire” (1985)

Il termine “Brat Pack” venne coniato nel 1985, ma il primo film del movimento (almeno secondo David Blum) sarebbe “Taps-squilli di rivolta” (1981), con i giovanissimi Tom Cruise, Timothy Hutton e Sean Penn. In molti però considerano “I ragazzi della 56esima strada” il vero inizio di questo fenomeno generazionale. Diretto da Francis Ford Coppola, “The Outsiders” (1983) racchiude una generazione di talenti (Estevez e Matt Dillon fra tutti) in lotta con il mondo che non li accetta.

The Outsiders
“I ragazzi della 56esima strada” (“The Outsiders”) (1983)

Quell’iconico simbolo di libertà

La parte finale di “Breakfast Club”, quando i ragazzi escono da scuola dopo la punizione, è entrata di diritto nella storia dei teen movie, specialmente nella memoria collettiva di noi “ottantini”.

Ovviamente la scena è ricca di simbolismo: ognuno di loro durante tutte quelle ore di punizione e confessioni, ha subito un cambiamento. Ed è quel genere di cambiamento che può rendere la vita possibile, libera da ogni convinzione e appartenenza sociale. Brian ha scritto il tema per tutti loro, è sua la voce narrante, e questa volta sale in macchina con un po’ più di coraggio dentro di sé ( possiamo notare il cameo di John Hughes che interpreta il padre); Allison è cambiata, si sente diversa, si sente notata, ricambiando il bacio passionale di Andy che entra in macchina snobbando completamente il padre; Claire ha dato il suo primo bacio a John Bender, quel casinista che tanto aveva fatto per stuzzicarla, ma che invece è risultato essere un ragazzo fragile e spaventato dalla vita come tutti gli altri.

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John Bender e Claire Standish

Claire dona al ragazzo un orecchino che John porterà come simbolo di qualcosa di importante, di significativo. John percorrerà il campo sportivo della scuola, e accompagnato dalle note musicali di “Don’t you (forget about me)”, con un po’ più di sicurezza dentro di sé alzerà quel pugno in alto verso il cielo. Quel pugno, diventato oramai un simbolo di “quei favolosi anni 80’”, un simbolo di libertà. Curiosità vuole che quel gesto venne fatto per puro caso. John Hughes suggerì a Judd Nelson di non camminare semplicemente ma di “fare qualcosa”.

Breakfast Club

John Hughes

Quando John Hughes morì, il 6 agosto 2009 in seguito ad un infarto, lasciò un vuoto incolmabile nel mondo della commedia cinematografica.

Nel 1984, dopo uno studio a livello europeo sui più importanti film adolescenziali (per citarne un paio…“ I quattrocento colpi”, “I pugni in tasca”), e svariate analisi su diversi comportamenti giovanili (compreso il suo) nei ragazzi di allora, Hughes debuttò alla regia con la commedia “Un compleanno da ricordare” (di cui era anche sceneggiatore). Era il 1982, e aveva scritto in soli due giorni, le prime bozze per quella che sarebbe poi diventata la sceneggiatura di “Breakfast Club”.

Breakfast Club
John Hughes

Consapevole di avere ancora molto da imparare a livello registico, decise di misurarsi in un progetto più semplice ( “Un compleanno da ricordare”), che ben si adattava alle sue possibilità. Per questo decise di dirigere “Breakfast Club” in una sola location. Le riprese iniziarono nei primi mesi del 1984. John Hughes mostrò al mondo quanto i teenager potessero essere incompresi, disperati, non corrisposti, insicuri.

Riuscì a esporre i turbamenti di ogni adolescente che nessuno fino a quel momento era mai riuscito a comprendere. Hughes fece qualcosa che nessuno fino ad allora aveva mai fatto: prese sul serio gli adolescenti. Cercò di capirli, di comprenderli, di ascoltarli, esplorando la natura del loro malessere interiore. Così scrisse e diresse “Breakfast Club” (1985), “La donna esplosiva” (1985), “Una pazza giornata di vacanza” (1986), sceneggiando poi “Bella in rosa” (1986) e “Un meraviglioso batticuore” (1987).

Caro Signor Vernon, accettiamo di essere stati in punizione di sabato qualunque sia stato l’errore che abbiamo commesso. Ma pensiamo che lei sia proprio pazzo a farci scrivere un tema nel quale dobbiamo dirle “Cosa pensiamo di essere”. Tanto lei ci vede come vuole. In termini semplici, per essere più chiari, quello che abbiamo scoperto è che ognuno di noi è un genio e un atleta, e un pazzo, una principessa e un criminale. Abbiamo risposto alla domanda?Con affetto, il Breakfast Club!”

Colonna Sonora

Gli anni 80′ sono stati un decennio di grande musica: romantica, surreale, sperimentale e tremendamente significativa. In “Breakfast Club” la musica è figurativa.
Guardando “Breakfast Club“, possiamo ascoltare “We Are Not Alone” di Karla Devito, che sottolinea “l’attuale” situazione di questi outsider: non sono soli, anzi, esprimono loro stessi senza essere giudicati. Sulle note di “I’m the Dude” di Keith Forsey, vediamo Andy esibirsi in capriole, agitando pugni in aria, saltando e urlando, come per chi vorrebbe essere padrone del proprio destino.
Infine “Don’t you (forget about me)” dei Simple Minds… è la rappresentazione figurativa del ricordo. Brian è il narratore; Allison porta via con sè la giacca di Andy, dopo che il ragazzo la segue con lo sguardo; infine Claire dona a John un orecchino come se fosse un pezzetto di sè. John Bender cammina verso l’orizzonte con il ricordo di quella lunga ma significativa giornata, agitando un pugno verso il cielo come simbolo di forza per le future generazioni. Non ti dimenticare di me… non ti dimenticare di noi… il “Breakfast Club

Alessia Lugli