La gatta sul tetto che scotta

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Il “Production Code”, più comunemente conosciuto come “Codice Hays”, venne stilato dal politico statunitense Will H. Hays e messo in vigore negli Stati Uniti dai primi anni ’30 fino al 1967. Tale codice si basava principalmente su tre principi fondamentali, che applicavano alcune limitazioni al cinema statunitense. In parole povere, il “Production Code” specificava cosa fosse o non fosse moralmente accettabile nella produzione dei film.

Difatti, il “Codice Hays” era composto da tre regole basi e da una serie di “applicazioni particolari” che spiegavano nello specifico le restrizioni. Queste tre regole erano:

1 – Non sarà prodotto nessun film che abbassi gli standard morali degli spettatori. Per questo motivo la simpatia del pubblico non dovrà mai essere indirizzata verso il crimine, i comportamenti devianti, il male o il peccato.

2 – Saranno presentati solo standard di vita corretti, con le sole limitazioni al dramma e all’intrattenimento.

3 – La Legge, naturale, divina o umana, non sarà mai messa in ridicolo, né sarà mai sollecitata la simpatia dello spettatore per la sua violazione.

Erano dunque proibiti comportamenti allora ritenuti molesti come, per esempio, le scene di nudo, l’uso di droga ed alcol (“quando non richiesto dalla trama o per un’adeguata caratterizzazione”), e le allusioni alle perversioni sessuali.

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“Quello non è vivere, e sfuggire alla vita”

Nell’epoca in cui il Codice era in vigore, l’omosessualità era considerata una di queste perversioni sessuali, e non poteva assolutamente essere rappresentata nei film. Molte furono le pellicole che subirono delle censure per via di queste leggi, e tra esse c’era “La gatta sul tetto che scotta” di Richard Brooks. Il film è tratto dall’omonimo dramma teatrale, vincitore del Premio Pulitzer per la letteratura, di Tennessee Williams, e vede come protagonisti Elizabeth Taylor e Paul Newman, e racconta la storia della famiglia Pollitt.

La trama:

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La famiglia Pollitt si raduna nella loro casa in Mississipi per festeggiare il compleanno di Harvey “Big Daddy” (Burl Ives), a cui è stato appena diagnosticato, a sua insaputa, un cancro mortale. Alla magione giungono i due figli, Cooper (Jack Carson) e Brick (Paul Newman), con le rispettive consorti, Mae (Madeleine Sherwood) e Maggie (Elizabeth Taylor) detta la Gatta.

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Brick (Paul Newman) e Maggie (Elizabeth Taylor)

“Si può forse vivere senza menzogna?”

Brick e Maggie sono in crisi da tempo. Lui è un ex giocatore di football infortunato alla caviglia a seguito di un’incidente durante una corsa ad ostacoli, beve come una spugna e, soprattutto, si rifiuta tenacemente di fare sesso con sua moglie. Maggie lo desidera ardentemente, e vuole a tutti i costi concepire un figlio, sia per rientrare nelle grazie di Big Daddy, sia per non darla vinta ai cognati, che ne hanno più di uno e puntano all’eredità.

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Harvey “Big Daddy” (Burl Ives)

Dopo una grossa lite con suo padre, che vuole a tutti i costi venire a conoscenza del motivo della depressione di Brick, il giovane confessa di sentirsi responsabile del suicidio del suo migliore amico e compagno di squadra, Skipper. Quest’ultimo ha avuto una fugace relazione con Maggie, la quale ha ceduto solo per sentirsi più vicina al marito che la respinge costantemente. Brick sostiene invece che il suo amico abbia sedotto Maggie nel disperato tentativo di distruggere il loro matrimonio, in modo da coltivare il rapporto morboso che c’era tra loro due, e di conseguenza di essersi ucciso dopo che Brick gli ha preferito la Gatta.

La censura:

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Nel dramma di Williams appare molto evidente l’omosessualità nascosta di Brick, che viene visto di cattivo occhio da suo padre non tanto per la mancanza di un figlio, ma proprio perché sospetta che sia omosessuale.

Fin dalle prime battute è chiaro che Brick odia sua moglie, ritenendola responsabile della morte del suo amante, Skipper, a seguito della loro relazione clandestina. La causa scatenante del dramma, ovvero il tentativo di seduzione di Skipper da parte di Maggie per far ingelosire il marito, assume un ruolo molto più rilevante. Oltre ad essere in collera con la moglie, Brick è shockato e profondamente deluso per aver visto l’uomo amato flirtare con Maggie.

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Per non intaccare le “regole per la salvaguardia morale” del Codice Hays, la versione cinematografica subì numerosi cambiamenti, forzati dalla censura.

L’omosessualità latente di Brick e il dolore per la morte di Skipper, vengono mascherati da un senso di delusione verso un amico che non si è fatto problemi ad andare a letto con sua moglie. Il rifiuto verso Maggie viene rappresentato come una punizione per il tradimento. Un espediente atto a nascondere la mancanza di attrazione per la donna in favore di un altro uomo. Tutti elementi che nella versione teatrale sono ben messi in evidenza.

Altre sono le tematiche trattate nel dramma di Williams. Una delle più ricorrenti è quella della morte, legata sia alla scomparsa di Skipper che a quella imminente di “Big Daddy”. In questo caso, i membri della famiglia sono a conoscenza del cancro terminale di Harvey, di cui lui stesso è tenuto all’oscuro. Tutti decidono di mentire, per evitare che l’uomo ceda allo sconforto.

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Dietro questa bugia, però, si nasconde un secondo fine che non ha niente a che fare con l’affetto e la pietà. Cooper e Mae vogliono infatti che il vecchio capo famiglia si senta tranquillo in modo da poter valutare con tutta calma a chi lasciare il suo enorme patrimonio, mentre lo scopo di Meggie e semplicemente evitare che l’eredità vada ai cognati avidi di soldi. Non è un caso che a rivelare la verità al padre sia Brick, l’unico che non è in alcun modo interessato all’eredità.

“Cosa vuole una gatta su un tetto che scotta?”

“Restarci il più a lungo possibile!”

Al centro della storia c’è anche una velata ipocrisia. In particolare, tale tema, viene fuori in un dialogo tra Brick e suo padre, in cui il protagonista afferma di odiare l’ipocrisia di una società che non accetta l’idea che un uomo possa amare un altro uomo, ma al contempo, lo stesso Brick non parla delle sue tendenze sessuali.

Nonostante tutte queste revisioni, “La gatta sul tetto che scotta” è un classico del cinema, che deve la sua notorietà alle magistrali interpretazioni dei suoi protagonisti. Paul Newman, è un uomo che dentro di sé coltiva una forte rabbia repressa e una profonda ed inespressa infelicità. Elizabeth Taylor, bella più che mai, è una donna passionale, talmente innamorata da essere disposta a tutto per riavere l’uomo che ama.

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Clark Gable in “Via col vento”

Molti altri film famosi subirono la censura del “Codice Hays”.

Un esempio perfetto è “Via col vento”: la battuta, che ogni appassionato di cinema conosce, “francamente me ne infischio” Rhett Butler (Clark Gable) in realtà doveva essere “francamente, mia cara, non me ne frega un dannato niente”, ma all’epoca la parola “DAMN” (dannazione) era vietata.

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Rick (Humphrey Bogart) e Ilsa (Ingrid Bergman) in “Casablanca”

Un altro esempio lampante è il finale di “Casablanca”. In una prima stesura infatti, Rick (Humphrey Bogart) e Ilsa (Ingrid Bergman) dovevano tornare insieme, il che era inaccettabile poiché lei era sposata con Victor Laszlo e la sua storia con Rick era adultera.

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Maureen O’Sullivan in “Tarzan e la compagna”. A sinistra nella versione originale, a destra nella versione censurata.

Numerose attrici dovettero cambiare il loro look a causa delle regole del Codice, secondo il quale gli abiti che originariamente dovevano essere indossati, erano osceni. Su tutte: Maureen O’Sullivan in “Tarzan e la compagna” (1939), Marilyn Monroe in “Gli uomini preferiscono le bionde” (1953) e la star dei cartoni animati Betty Boop.

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Betty Boop prima e dopo il processo per la censura

Andrea Di Mastrorocco