Biancaneve, la prima principessa dell’immaginario di Walt Disney

Lo specchio: potere o fragilità?

Biancaneve è un anima candida, dall’aspetto bello e rasserenante. E’ costantemente allegra, costretta ad essere un simbolo estetico e morale in un’epoca dove le donne dovevano essere lo specchio di una società serena e immacolata. Ha il viso di una bambina, una bambina priva di preoccupazioni e di pensieri torbidi o noiosi per non gravare l’uomo che la guarderà.

Biancaneve è la più bella del reame, l’eroina del primo vero classico Disney.

Biancaneve

E’ l’anima pura per eccellenza, che pensa che tutto il mondo sia un luogo bellissimo. E’ la donna simbolo degli anni ’30 e ’40: pulisce la casa, lava i piatti, riordina, si occupa dei nani, obbedisce agli ordini della matrigna senza mai lamentarsi. Colei che spazza via lo sporco creato dall’uomo. E fa tutto questo cantando felicemente, come se per lei non ci fosse altra gioia che fare le faccende, illudendo lo spettatore che quella sia la vera felicità.

L’immagine della ragazza/donna perfetta. Bella, premurosa e ingenua.

Talmente ingenua che si fida di ogni singolo individuo, che si tratti di sette gentili nani o che si tratti di una vecchia strega che la vuole avvelenare.

Per lei non conta essersi ritrovata in un bosco che la terrorizza, fuggendo da un uomo che voleva strapparle il cuore per portarlo come prova alla matrigna che la trattava come una serva. Biancaneve è un’anima talmente pura da non concepire che possa esistere un male da temere e da condannare.

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Biancaneve e il Principe Azzurro

E’ la donna che ogni uomo spera di sposare e, conseguentemente, secondo il rigore e l’opinione pubblica dell’epoca, è la donna che ogni bambina deve sperare di diventare.

Creare la più bella del reame non fu impresa facile per Walt Disney, che sommerso da una miriade di bozzetti e indeciso per quale optare, scelse di partire per una sorta di viaggio spirituale in Europa, con l’intenzione di trovare un modo per realizzare il suo progetto. Una volta tornato in patria aveva le idee ben chiare su come rappresentare la figura di Biancaneve: prese come modello Marge Belcher Champion, una ballerina quindicenne che all’epoca poteva già vantare una lunga esperienza nel ballo. Giovane, aggraziata e femminile proprio come doveva essere Biancaneve.

Figlia del coreografo Ernest Belcher, Marge era stata cresciuta ed educata con un certo vigore. Le aveva insegnato le buone maniere, a comportarsi con stile ed eleganza. Le aveva trasmesso i modi dolci e virtuosi che una ragazza ben educata doveva mostrare. Fu proprio quell’educazione tanto vigorosa che fece colpo su Walt Disney e le fece ottenere il ruolo di Biancaneve.

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Marge Belcher Champion

Arrivata agli studios, Marge improvvisò una splendida coreografia, inventando i movimenti di Biancaneve, creando anche la parte danzata dei nani, ballando perfino insieme agli animatori. Tutto questo senza mai perdere la sua allegria da bambina e il suo sorriso naturale, esattamente come la protagonista del film animato.

Era bellissima, e grazie a questo suo enorme splendore, venne scelta come modella anche per la Fata Turchina di “Pinocchio”

Se Marge Belcher Champion prestò la sua immagine e la sua esperienza nella danza per dar vita all’icona di Biancaneve, Adriana Caselotti venne scelta per darle la voce, la gestualità, le espressioni, e un tocco di femminilità.

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Adriana Caselotti

Per arrivare dunque alla perfezione, Disney dovette unire i profili di due figure femminili che racchiudevano la grazia, la voce e l’espressività necessarie per creare quella che poi sarebbe stato un modello per tutte le principesse successive e per tutte le bambine che un giorno avrebbero desiderato diventare come Biancaneve.

“Ha la bocca di rose, e d’ebano i capelli, come neve è bianca”

Ben altro fu il percorso che portò Walt Disney alla creazione di Grimilde, la perfida strega cattiva. Grimilde trattava Biancaneve come una serva. L’animatore trovò l’ispirazione quando gli fu mostrata l’immagine della statua di Uta di Ballenstedt. Disney, rimasto folgorato dalla bellezza e dalla regalità della figura, approfondì la sua storia scoprendo che si trattava di una nobildonna vissuta nel Medioevo

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Grimilde e la statua di Uta

A differenza della candida e ingenua Biancaneve, Grimilde è una figura dominante, padroneggia il suo regno da sola, senza avere né sentire il bisogno di un uomo al suo fianco, come i tempi le avrebbero invece imposto. L’unica cosa che veramente spaventa la matrigna è la vecchiaia. Ogni giorno si guarda allo specchio chiedendo “specchio, specchio delle mia brame, chi è la più bella del reame?”, sperando che la risposta sia sempre la stessa, ovvero “sei tu la più bella del reame”, e quando giunge il giorno in cui la sua bellezza viene oscurata da un fiore nascente come Biancaneve, la paura si impossessa di lei.

Ogni donna è come Grimilde. Perfino la più forte e la più sicura, nel profondo teme un giorno di essere sostituita da una più giovane bellezza. Il tempo è nemico della donna, che non può permettersi di aspettare per avere il proprio lieto fine.

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Grimilde

Basti pensare al modo in cui la matrigna sceglie di trasformarsi quando, sentendosi tradita dal cacciatore (menzoniere e debole), decide di occuparsi da sola della sua rivale. La bella Grimilde diventa una vecchia strega, che tutti quanti vedono come il mostro da uccidere, al contrario di Biancaneve che è amata da tutti gli abitanti del regno, uccellini compresi. Una perfetta metafora del terrore più profondo di ogni donna e di Grimilde stessa: essere detronizzata da un esemplare più giovane, bello e in gamba. Perché in fondo è quello che ogni donna sogna nella propria vita, sia da “principessa” che da “strega” desidera un proprio lieto fine, un personale “e vissero felici e contenti”.

Alessia e Andrea