Gli Uccelli – Tra libro e film

PER LA SCENA FINALE, QUANDO ROD TAYLOR APRE LA PORTA DELLA CASA E VEDE PER LA PRIMA VOLTA DEGLI UCCELLI A PERDITA D’OCCHIO, HO CHIESTO UN SILENZIO, MA NON UN SILENZIO QUALSIASI: UN SILENZIO ELETTRONICO DI UNA MONOTONIA CHE POTESSE EVOCARE IL RUMORE DEL MARE CHE GIUNGE DA MOLTO LONTANO. TRASPOSTO NEL DIALOGO DEGLI UCCELLI, IL SUONO DI QUESTO SILENZIO ARTIFICIALE SIGNIFICA: -NON SIAMO ANCORA PRONTI PER ATTACCARVI, MA CI STIAMO PREPARANDO. SIAMO UN MOTORE CHE STA PER ROMBARE. STIAMO PER SPICCARE IL VOLO-. E’ QUESTO CHE SI DEVE CAPIRE DEI SUONI PIUTTOSTO DOLCI, MA IL MORMORIO E’ TALMENTE DEBOLE CHE NON SI SA CON CERTEZZA SE LO SI SENTE O LO SI IMMAGINA.” Alfred Hitchcock.

gli uccelli
Alfred Hitchcock

“Gli Uccelli” è uno dei tanti capolavori del Maestro del Brivido, Alfred Hitchcok. Un film inquietante, claustrofobico e ansiogeno, in cui la natura si rivolta contro l’uomo.

E a rivoltarsi non è una natura solitamente aggressiva, lo scatenato omicida non è un naturale nemico dell’uomo, come accade ne “Lo Squalo” o in “Spiriti nelle tenebre”, dove a braccare gli esseri umani sono dei predatori come gli squali e i leoni, bensì dei comuni uccelli. Non stiamo parlando di volatili da preda come le aquile, i falchi e le poiane, ma di specie di uccelli mansuete quali i gabbiani, i passerotti e i corvi. Il piccolo borgo preso d’assalto è Bodega Bay, una tranquilla cittadina non molto distante da San Francisco, dove Mitchell “Mitch” Brenner (Rod Taylor) sta passando il fine settimana, in compagnia di sua madre Lydia (Jessica Tandy), della sua sorellina di 11 anni Cathy (Veronica Cartwright) e di Melania Daniels (Tippi Hedren), una donna appena conosciuta ma che suscita molto il suo interesse.

gli uccelli

Mitchell “Mitch” Brenner (Rod Taylor) e
Melania Daniels (Tippi Hedren)

Il Maestro del Brivido trasforma un tranquillo weekend in famiglia, per festeggiare il compleanno della piccola Cathy, in un racconto del terrore, facendo risultare inquietanti figure pacifiche come i gabbiani o i passeri. La natura più mite si rivolta contro l’uomo, decide di spodestarlo dal trono di specie dominante, e l’insurrezione comincia proprio da Bodega Bay per poi espandersi fino ad arrivare a San Francisco. Come ci fa capire la scena finale, però, questo non è che l’inizio, sebbene il regista decide di lasciare tutto in sospeso.

Hitchcock trae ispirazione per “Gli Uccelli” dall’omonimo racconto di Daphne du Maurier, pubblicato nel 1952, altrettanto angosciante e spaventoso.

La storia è simile a quella della pellicola di Hitchcock, e le basi sono fondamentalmente le stesse. A vedersela con i pennuti, in questo caso, è la famiglia Hocken, composta da Nat, la moglie, e i figli Jill e il piccolo Johnny.

gli uccelli
Daphne du Maurier

Nat, protagonista principale della vicenda, è un uomo tranquillo, invalido di guerra, che tre giorni alla settimana lavora per un fattore suo amico e vicino di casa. Ma la sua vita ordinaria viene completamente sconvolta il giorno in cui un immenso stormo di uccelli piomba sulla piccola città mietendo vittime. Una volta capito il pericolo che corre, la famiglia Hocken si chiude in casa, sbarra le finestre e le porte con delle travi di legno e inizia a lottare per la sopravvivenza.

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E mentre nella pellicola sembra che non ci sia un vero apparente motivo per cui gli uccelli decidono di attaccare la comunità di Bodega Bay, trasportati da un forte desiderio di ribellione, l’opera di Daphne du Maurier scava molto più a fondo.

Nat Hocken, così come Mitch e Melania, si domandano più volte cosa stia succedendo, e alla fine riescono a formulare un ragionamento logico che potrebbe essere la verità sull’improvvisa aggressività dei volatili. Non è niente di certo, ovviamente, perché anche all’autrice inglese piace lasciare le cose in sospeso, ma i ripetuti attacchi da parte degli uccelli, non sono un atto di rivolta, bensì un comportamento dato dal desiderio di sopravvivere. Tutto quello che avviene nel racconto di Daphne du Maurier è una naturale conseguenza, una risposta ad un evento atmosferico straordinario.

Gli attacchi sono meno frequenti rispetto a quelli rappresentati su pellicola, ma molto più lunghi, tant’è che in diverse occasioni la famiglia Hocken è costretta a rimanere chiusa in casa per tutta la notte, con le porte e le finestre sprangate, senza poter uscire neppure per andare a comprare il necessario per sopravvivere: cibo e acqua.

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L’ansia e l’inquietudine che suscita la pellicola di Alfred Hitchcock è egualmente trasmessa dal racconto di Daphne du Maurier. Potrei guardare decine di volte il film e avrei sempre il timore di veder morire Tippi Hedren quando rimane chiusa nella stanza con gli uccelli che la attaccano. La stessa cosa si può provare leggendo la vicenda di Nat e della sua famiglia. Il senso di pericolo costante colpisce sia il lettore che lo spettatore. Le descrizione di ciò che prova la famiglia di Nat, ovvero quel terribile senso di paura, entra nella testa di chi sta leggendo. Allo stesso modo, lo spettatore vive due ore di angoscia, impaurito dal fatto che Melania, Mitch, Lydia o la piccola Cathy possano morire da un momento all’altro.

Andrea Di Mastrorocco