Midsommar – La rinascita del cinema horror

Scritto e diretto da Ari Aster, già autore di “Hereditary”, “Midsommar” è la conferma che finalmente, e sottolineo finalmente, il cinema horror sta tornando al suo antico splendore.

Ari Aster è un autore, non soltanto perché scrive e dirige i propri lavori, ma perché come Romero, Siegel e Polanski (per citarne alcuni) basa i suoi film sulla suspense, facendo lentamente immergere lo spettatore nel clima di terrore e ansia in cui vivono i suoi personaggi, senza bisogno di utilizzare i tanto amati e tanto odiati jumpscare che vanno tanto di moda al giorno d’oggi.

midsommar
Dani (Florence Pugh), Christian (Jack Reynor), Josh (William Jackson Harper) e Mark (Will Poulter)

Midsommar” infatti non vi farà saltare sulle poltroncine, ma al contrario vi terrà ben saldi al vostro posto con gli occhi incollati allo schermo. Non mancano, ovviamente, le scene che faranno contorcere le budella, ma se siete fan dei jumpscare e dei film in cui non c’è bisogno di seguire una trama, allora risparmiate i soldi del biglietto.

Midsommar” è un’opera raffinata che, purtroppo, non tutti possono capire ed apprezzare. La partenza è lenta ma non noiosa, donando il giusto preambolo che da modo allo spettatore di conoscere i protagonisti e di comprendere le motivazioni che portano Dani, Christian, Josh, Pelle e Mark a passare l’estate alla comune ancestrale di Harga, nella regione dell’Halsingland in Svezia, luogo dove è nato e cresciuto Pelle.

midsommarLa vacanza parte nel migliore dei modi. I cinque ragazzi hanno entusiasmo, voglia di evadere, di imparare e, per quanto riguarda il personaggio Mark (Will Poulter), rimorchiare qualche bella svedese. Prosegue però nel peggior scenario immaginabile, con ossa spezzate, incendi e sparizioni improvvise, e con Dani, interpretata da una bravissima Florence Pugh, che verrà assorbita dal mondo apparentemente paradisiaco e dalle tradizioni della comune.

Gli studenti americani vengono invitati dagli abitanti di Harga ad assistere alle loro tradizioni e ai loro rituali ma diventano testimoni di un delirio innaturale, mettendo a nudo la perversa natura degli abitanti della comune.

midsommarAster ricrea una sorte di irreale eccellenza, in cui ogni persona sembra essere al proprio posto ed ogni cose è bilanciata. Le forme dei tavoli, delle capanne, dei luoghi sacri e persino la disposizione dei cadaveri è geometricamente perfetta. Ma ciò che Ari Aster vuole realmente fare è indurre lo spettatore a riflettere su ciò che sta guardando.

Così, avvolti da una magistrale fotografia che incornicia la verde campagna svedese, Dani e i suoi amici si troveranno a dover rinnegare tutte le regole, e tutto ciò che al di fuori della comune viene considerato un atto di follia ad Harga viene affrontato con una (in)naturale tranquillità.

Ari Aster porta sul grande schermo una fiaba oscura, che trova le sue radici nel folklore nordico, senza alcun lieto fine e senza mai nascondere il proprio intento. Fin dai primi minuti in cui gli americani arrivano ad Harga è chiaro che anche se si trovano in un posto in cui il sole non tramonta mai, i cinque amici dovranno affrontare la più buia delle oscurità.

midsommarAster compie un gesto estremo infrangendo tutte le regole dell’horror. Il sole splende sempre alto nel cielo, non vi è oscurità, porte che cigolano o vecchie cantine buie in cui nessuno entrerebbe mai. Ma soprattutto non ci sono strane creature, assassini psicopatici o antiche maledizioni, ma soltanto un gruppo di persone che formano una comunità solare che segue le proprie tradizioni, per quanto macabre e folli esse possano rivelarsi.

Così come in un incubo, lo spettatore scivola dolcemente nelle atrocità di “Midsommar” e quando si rende conto di ciò che sta per succedere non può fare altro che attendere che tutto finisca, lasciare che accada quel che deve accadere sperando di uscirne indenne. Aster non vuole farci saltare dalla paura. Aster vuole entrare nella testa dello spettatore, trasmettere un senso di inquietudine che ci accompagnerà per ore. Lo scopo è farci morire lentamente, come insegna la vecchia (e vera) scuola del cinema horror.

midsommarA far compagnia ad Ari Aster in questa rinascita dell’orrore ci sono Robert Eggers e Jordan Peele.

Il primo, autore di “The Witch”, ha ricevuto ottime critiche al festival del Cinema di Cannes con il suo “The Lighthouse”. Peele ha invece dimostrato il suo enorme talento scrivendo e dirigendo due particolari pellicole come “Scappa – Get out” e “Us – Noi”.

Tre nuovi interpreti di questo genere, ognuno con uno stile personale, che dietro alle loro opere nascondono degli importanti messaggi con base sociale, politica e religiosa. Tre nuovi grandi autori che hanno la voglia e il coraggio di non pensare al box-office per portare sul grande schermo le loro idee originali e le loro storie.

Tremate, tremate, gli autori son tornati!

Andrea Di Mastrorocco