Orange is the new black

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La prigione è come una gabbia.

Una gabbia con delle sbarre troppo spesse per poter solo pensare di scappare. E’un luogo dove i corpi si lasciano sprofondare nello squallore più totale, e le menti oscurate da un terrore giornaliero, non trovano via d’uscita. Ma le detenute del penitenziario di Litchfield, pensano ben poco all’evasione ( tranne Vee, Miss Rosa, Gloria… ), anche se il pensiero di libertà è forte.

Orange is the new black

Il penitenziario di Litchfield che noi conosciamo, si divide in due tipologie di prigioni: carcere di minima sicurezza (dove gli eventi della serie accadono principalmente) e il carcere di massima sicurezza (l’isolamento).

Ed è nel carcere di minima sicurezza che inizia la storia delle detenute di Litchfield, narrata da Piper Chapman, la principale protagonista di “Orange is the new black”.

Piper Chapman
Piper Chapman

Come è nato Orange?

Orange is the new black”, nasce come serie tv, basata sulla storia vera di Piper Kerman e sulle esperienze vissute nel carcere di minima sicurezza di Danbury, Connecticut, dove rimase reclusa per 13 mesi, per un reato di droga e riciclaggio di denaro, commesso con la sua partner e trafficante di eroina.

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Piper Kerman

Piper Kerman, conserva il ricordo della prigionia nel penitenziario di Danbury, grazie al libro scritto una volta uscita di prigione, “My Year in a Women’s Prison”, dove viene descritto il sistema penale americano.

Jenji Kohan, l’ideatrice della serie, una volta letto il libro della Kerman, decise di compiere un atto tanto estremo quanto complicato: realizzare una serie tv che rendesse giustizia all’umanità delle donne in galera.

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La Kohan, oltre a realizzare una trama piena di flashback, grazie ai quali possiamo conoscere più da vicino le nostre detenute di Litchfield, volle focalizzarsi su aspetti più fisici, evidenziando ogni ruga, ogni piega e deteriorarsi del corpo, ogni segno di pazzia e depressione di ogni singola detenuta.

“Orange is the new black”, nel corso degli anni ha maturato un proprio linguaggio, focalizzandosi sul genere comico ironico, seppur mantenendo salda la propria anima dark, ha così diffuso un forte messaggio sociale: ogni donna, ogni essere umano, ha i propri diritti ed una propria dignità.

Ma il carcere di Litchfield, rappresenta solo una piccola parte del grande sfruttamento che regna sovrano sia tra detenute che tra guardie e detenute.

Orange is the new black

Con un cast gran parte al femminile e grandi caratterizzazioni dei personaggi, “Orange is the new black” è una serie che tratta con magistrale ironia, delicatezza e crudeltà alcuni argomenti considerati taboo: come il femminismo, l’accettazione delle “diversità” – l’omosessualità – il razzismo, le guerre tra gang, lo spaccio, il sesso in prigione, la morte e la violenza fisica e psicologica nella società americana.

Perché “Orange is the new black”?

Essere rinchiusi in un luogo sconosciuto è già così terribile, figurarsi mangiare e dormire a fianco di pericolose criminali! La paura è predominante, l’ansia è terribile, e tutto si fa più buio, come il nero. Perché il nero è sinonimo di quella paura che stravolge la mente, rendendo tutto più oscuro e intollerabile.

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Piper Chapman arriva nel penitenziario di Litchfield spaventata, disorientata, e poi spogliata di ogni certezza, di un mondo esterno che non riconoscerà più come appartenente alla sua vita agiata e perfetta.

Perché Piper indosserà quella divisa arancione, simbolo dell’entrata in galera di ogni detenuta, e sarà il nuovo nero, il nuovo colore della paura.

Piper Chapman, sarà guardata, osservata, e usata come pecora nera sacrificale, troppo legata all’ingenuità del mondo esterno, usata e sfidata fino a che non avrà trovato il suo gregge, la sua famiglia, la sua protezione.Orange is the new black

Orange: l’importanza della famiglia

All’interno di una prigione i valori primari di ogni essere umano hanno un ruolo fondamentale per la sopravvivenza. E’ importante quindi, avere qualcuno che funga da sostegno al fine psicologico, per sostenerti e proteggerti da un’eventuale ricaduta a rischio penale.

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La matriarca degna di tale nome e ruolo è Red, Galina Reznikov, una figura potente nella prigione di Litchfield, capo chef del penitenziario e leader del gruppo chiamato “la famiglia di Red”, di cui fanno già parte dalla prima stagione, Nicky Nichols, Lorna Morello, Tricia Miller, Gina Murphy, e Norma Romano. La sua influenza è eguagliata e rispettata da pochi altri in prigione.

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Gestisce infatti un’attività di contrabbando proprio nella cucina del penitenziario, per mezzo di un’azienda che la mafia russa ha creato grazie al suo aiuto. Intollerante verso l’uso di droghe, Red aiuterà più volte Nicky a liberarsi e a disintossicarsi dalla droga, motivo per il quale è stata condannata.

Orange is the new black

La necessità costante di aiutare la sua famiglia, fanno di Red una donna forte con una grande integrità e intelligenza, capace di aiutare anche chi all’inizio disprezzava – inconsapevolmente – la sua cucina.

Piper infatti, dopo essere diventata il “capo del business delle mutandine usate”, e trovatasi in grave difficoltà in mezzo ad una disputa tra bande rivali, troverà in Red un grande punto di riferimento e un aiuto psicologico in un grave momento di sconforto.

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E sarà sempre Red che aiuterà Alex Vause, grande amore di Piper, a tutelare il piccolo e ridente orticello di cui Red è responsabile. L’orticello ospita un corpo di una finta guardia fatto a pezzi da Frieda Berlin, Lolly e la stessa Vause, che lo ha ucciso per legittima difesa.

Alex Vause,

è una ex narcotrafficante che dieci anni prima ebbe una relazione seria, intensa e passionale, proprio con Piper, coinvolgendola in traffici illeciti. Alex Vause, sebbene dal suo aspetto street punk possa sembrare una dura, è in realtà fragile ed è uno dei personaggi più sensibili di Orange.

Piper and Alex

Nonostante Alex sia la responsabile della presenza in carcere di Piper, grazie ad una testimonianza in cambio di uno sconto di pena, le due donne rappresentano l’una la forza dell’altra.

Finalmente nelle grazie di Red, entreranno a far parte della famiglia.

Piper and Alex

Nicky Nichols, è la figlia adottiva di Red, colei che più di tutte assorbirà gli insegnamenti della cuoca russa.

Seguirà un processo di rettitudine che la porterà a cambiare totalmente le sue priorità.

Nicky Nichols

Nicky è piena di umorismo e di vita.

E’ estremamente gentile ed è una delle prime detenute ad aiutare Piper nel suo processo di ambientazione nel penitenziario, ma soprattutto Nicky funge da pilastro nella vita e nella mente incasinata di Lorna Morello, che ama, non ricambiata.

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Altra figura potente all’interno della prigione di Litchfield, è Aleida Diaz, personalità autorevole nel gruppo delle ispaniche.

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Aleida, finita dentro per spaccio e produzione di droga, è la madre di Dayanara Diaz, giunta nel penitenziario di minima sicurezza insieme a Piper Chapman.

Sebbene Aleida sia a tutti gli effetti una madre sbagliata, capace di trascinare i propri figli sulla strada del crimine usando tecniche genitoriali decisamente non convenzionali, vorrebbe una volta uscita dalla prigione, che Daya non avesse problemi all’ interno del penitenziario.

Aleida and Daya

Così facendo Aleida chiede aiuto a Gloria Mendoza, unica figura responsabile adatta ad assumersi il ruolo di “madre sostitutiva”. Ma nonostante gli sforzi di Gloria, Daya si unirà al gruppo delle ispaniche capitanate da Maria Ruiz.

Non solo. Ucciderà un uomo, si beccherà l’ergastolo e finirà in un vortice di droga senza ritorno.

Aleida and Gloria

A rappresentare il “Black Power” nella prigione di Litchfield, ci pensa Yvonne ParkerVee”.

Vee è intelligente ed estremamente manipolatrice, un elemento decisamente negativo.

Usa i suoi cari come pedine per scopi criminali, ed è capace di eliminare chiunque intralci i suoi piani.

Orange is the new black Vee

E’ la madre adottiva di Tasha JeffersonTaystee”, e fin da prima che la ragazza entrasse in prigione, sfruttava le sue capacità di contabilità per i suoi traffici illeciti.

Vee entra in scena nella seconda stagione.

Di ritorno a Litchfield dopo anni, irromperà come un uragano nella vita “tranquilla” e ordinaria di Taystee e il suo gruppetto di amiche formato da Poussey Washington, Cindy Hayes, Suzanne Warren e Janae Watson.

Vee and Gloria

Si insinuerà nel gruppo delle ragazze mettendosi a capo di traffici che violeranno le norme della prigione, creando “la lega nera dello spaccio del tabacco e droga”. Sfiderà le ispaniche con a capo Gloria, solo per il gusto di riportare dopo anni una supremazia Black a Litchfield.

Manipolerà Taystee allontanandola dalla sua migliore amica Poussey, unico elemento del gruppo in grado di capire con lucidità che Vee è pericolosa e calcolatrice.

Vee and Red Orange: la dura vita in prigione

Purificare corpo e spirito è alla base di ogni pena punitiva. Ogni singolo condannato dovrebbe esimersi da ogni tentazione, glorificata dal trasporto illegale di sostanze stupefacenti, transitate all’interno di quel luogo chiamato purgatorio.

Esatto, purgatorio. Perché in prigione è come se le anime con peccati morali o veniali dovessero purificarsi prima di raggiungere il perdono, e quindi il Paradiso. Ma il Paradiso a volte non arriva mai, perché l’Inferno è abissale quasi quanto la tentazione.

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Ed è la tentazione, il peccato originale, a muovere i fili dell’illegalità. Le detenute sopravvivono con un continuo desiderio di qualsiasi tipo di elemento che rappresenti il proibito. Poche attraverseranno un momento di redenzione. Molte si abbandoneranno ad una triste realtà: una volta uscite di prigione la società le considererà come rifiuti del mondo civilizzato. Quindi perché illudersi?

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Ma la sopravvivenza è alla base di ogni storia in Orange, perché ogni detenuta ha una condanna da espiare.

Ogni personaggio – se prima in ombra – sarà gradualmente presentato in primo piano con una chiara evoluzione.

Mendes and Red

Nicky Nichols,

onde evitare di ricadere nel tunnel dell’eroina, si getta anima e corpo alla conquista di ogni genere di detenuta e fra le braccia di Lorna Morello, che considera Nicky più come un sostegno psicologico che come un amore. Nicky, a causa dell’enorme traffico di droga che si insinua in prigione, è più volte tentennante. Troverà in Red un punto fermo, un sostegno e quel genere di comprensione che solo una madre può dare.

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La stessa Red gestisce un’attività di contrabbando all’interno del Penitenziario. Grazie alla ditta che la mafia russa ha creato grazie al suo aiuto – la Neptune – importa materiale illegale all’interno della prigione: spazzolini elettronici, tampax, lucidalabbra, e rossetti.

Tutto tranne droga, per la quale Red è fermamente contraria. Tutto questo però è contrastato da Mendez, soprannominato dalle detenute “Pornstache”, una guardia corrotta, estremamente perversa, che userà le detenute come corrieri della droga.

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Come la fragile Tricia Miller, una giovane tossica che fungerà da tramite per il contrabbando, e che pagherà a caro prezzo questo compito.

Sorprendentemente anche Piper Chapman,  darà il via ad un business: il business delle mutandine usate. Presa pian piano da un delirio di onnipotenza, Piper pagherà a caro prezzo ogni suo fanatismo. Sarà quindi marchiata a vita con una svastica.

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Aleida Diaz, con un carattere decisamente irascibile, una volta uscita di prigione per buona condotta, si troverà in difficoltà ad ottenere un lavoro onesto. Almeno fino a quando non incontrerà Rick Hopper, il capitano delle guardie del penitenziario, che non solo si invaghirà di lei, ma fruirà da tramite tra Aleida e la figlia Daya per importare droga in prigione.

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La stessa Alex Vause, per sopravvivere alla solitudine causata dall’uscita di Piper dalla prigione e ai quattro lunghi anni ancora da scontare, spaccerà ricariche per cellulari, per conto della guardia penitenziaria McCullough.

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Non prima però di essere oggetto di detenzione di droga a causa di Hellman, un violento umanoide bastonatore di detenute. Hellman è un sadico, pronto a giungere a compromessi per luridi scopi personali. Abuserà spesso del suo potere picchiando ripetutamente e pesantemente sia Daya che Taystee.

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Dayanara e Tasha Jefferson, verranno entrambe dichiarate colpevoli di omicidio, seppur non commesso dalla Jefferson.

Taystee, infatti verrà scelta come capro espiatorio e riconosciuta come la maggiore responsabile della rivolta in prigione a seguito della morte di Poussey Washington.

L’abuso di potere è chiaramente riconoscibile in ogni puntata di “Orange is the new Black”. Episodi di violenza sia fisica che psicologica sono ben riconducibili alle guardie del penitenziario, primi veri responsabili di cattiva condotta. Non mancano di calunniare – come ad esempio Luscheck nei confronti di Nicky – o di alimentare disordini e guerre tra gang – come il fanta detenuta e l’incitamento alla violenza di Suzanne nei confronti di Kukudio.

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Humphrey, una guardia con tendenze sociopatiche, dopo aver ascoltato una conversazione tra Flaca e Maritza, userà la sua posizione per torturare Maritza, costringendola – sotto minaccia – a scegliere se mangiare dieci mosche morte o un cucciolo di topo vivo.

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Se da una parte le guardie abusano del loro potere per ammonire a caso le detenute, altri fanno del sesso non consensuale con loro– come accade alla povera Pennsatucky.

Ci sono episodi in Orange dove la violenza fisica e psicologica è più accentuata, come il l’isolamento di Sophia Burset.

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Quando Sophia Burset – detenuta transessuale – sarà vittima di discriminazione e violenza da parte di alcune detenute e non verrà adeguatamente difesa da chi di dovere, piena di lividi, parlerà con Caputo, minacciando di denunciare Litchfield per negligenza e scarsa sicurezza.

La MCC – la società che tiene in piedi il penitenziario – onde evitare uno scandalo da parte dei media, per “proteggere” Burset da ulteriori danni fisici e psichici, la chiuderà in isolamento.

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In evidente stato di degradazione psichica, Burset tenterà in tutti i modi di ribellarsi al suo stato di isolamento, destando preoccupazione in Gloria e sorella Ingalls, che una volta venuta a conoscenza delle condizioni dell’amica Sophia, si farà deliberatamente rinchiudere in isolamento per aiutarla.

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E mentre Sophia Burset uscirà finalmente dall’isolamento con qualche ferita interiore, nel Penitenziario di minima sicurezza di Litchfield le cose non sono affatto migliorate, anzi.

Il finale della terza stagione di Orange rappresenta una svolta importante per Litchfield e un forte simbolo per le detenute: la libertà.

Dopo che un pezzo di recinzione nel cortile della prigione verrà distrattamente lasciato libero, le detenute si lanceranno in una corsa verso la “libertà”. Sporche di sabbia, si tufferanno tra le acque – sporche – di un laghetto adiacente alla prigione.

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Coloro che rappresentavano le storiche guardie del Penitenziario, abbandoneranno l’incarico, lasciando Caputo, il direttore, nel caos più totale.

Per riordinare la situazione, arriveranno le guardie dalla massima sicurezza e con loro, Desi Piscatella, un uomo imponente, autoritario, crudele, spietato con ogni tipo di detenuta.

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La brutalità di Piscatella, contraddistinta da un regime dittatoriale, sarà appoggiato dalla maggior parte delle guardie che, sotto il suo comando, condurranno il carcere ad una rivoluzione di massa. Le nuove guardie e lo stesso Piscatella, saranno i principali responsabili di incitazione alla violenza e mobbing.

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Tutta questa crudeltà condurrà le detenute ad unirsi contro la tirannia delle guardie sotto il regime Piscatella, che porterà alla morte Poussey Washington.

Poussey, era una ragazza sveglia, vivace, uno dei personaggi più positivi dell’intera serie, e forse è per questo che la sua morte ci ha spezzato il cuore. Verrà accidentalmente soffocata dal peso del corpo dell’agente Bayley, una guardia del Penitenziario non adeguatamente addestrata.

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Durante una dimostrazione – iniziata pacificamente –  le detenute, saliranno sui tavoli della mensa per ribellarsi ai modi incivili e crudeli di Piscatella. E accadrà l’irreparabile. 

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Taystee, spezzata in due dalla rabbia e dal dolore per la morte della sua cara amica Poussey e per la decisione presa da Caputo di lasciare impunito l’agente Bayley, darà il via ad una rivolta, che comporterà gravi conseguenze per il futuro di tutte quante loro – o quasi.

Orange: la vita dopo la prigione

C’era una giraffa che mangiava il suo vomito, sbatteva la testa contro le sbarre perché non sapeva più vivere in natura Poussey Washington

Rifiuti della società”, così vengono definiti i detenuti una volta varcata la soglia della prigione.

Ed è così che si sentono, dubbiosi sul percorrere la strada per la rettitudine, timorosi di scegliere un destino diverso.

Quella paura che tanto tormentava loro l’anima una volta indossata la casacca arancione, tornerà. Perché quel luogo tanto odiato, paradossalmente diventerà un posto “sicuro”, un luogo dove chi ha paura di non essere accettato nel mondo civile, lì troverà sicurezza.

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Additati, rifiutati, derisi, ma soprattutto emarginati in un mondo che ha girato troppo velocemente le lancette del tempo.

Ed è proprio così che Taystee si sentirà, prima di uscire di prigione. Felice di poter costruire una nuova vita, ma timorosa di non poterci riuscire.

Taystee è intelligente, sveglia, ma una volta fuori di prigione la consapevolezza di non possedere un supporto psicologicamente solido per poter proseguire la propria esistenza, la faranno cadere nello sconforto e vedere ben chiara la realtà.

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Tayste è sola al mondo e un salario minimo decisamente troppo minimo non basterà per sanare la prospettiva di una vita migliore. Così troverà il modo per tornare a Litchfield, con grave disappunto dell’amica Poussey.  

le ali della libertà

Un chiaro esempio di come la vita al di fuori della prigione possa essere dannatamente difficile, lo possiamo avere dal film “Le ali della libertà” (1994).

Brooks (interpretato da James Whitmore), dopo ben cinquant’anni trascorsi in prigione, verrà rilasciato in libertà condizionata.

Queste mura sono strane. Prima le odi, poi ci fai l’abitudine, e se passa abbastanza tempo non riesci più a farne a meno. Sei istituzionalizzato” – Red Redding ( Morgan Freeman)

le ali della libertà

Brooks, è troppo vecchio e solo al mondo per affrontare una vita che non gli appartiene più.

Ricordo che una volta quando ero ragazzo vidi una macchina ma, adesso, sono dappertutto…ho qualche problema a prendere sonno la notte. Faccio spesso dei brutti sogni in cui cado nel vuoto, mi sveglio spaventato e a volte mi ci vuole un po’ per ricordarmi dove sono… mi sono stancato di avere paura in continuazione, così ho deciso di andarmene. Non credo che se la prenderà nessuno. A che serve un avanzo di galera come me…” – Brooks

le ali della libertà

Anche se fortemente aiutata e sostenuta da Caputo a seguito della rivolta in prigione e della morte di Piscatella ( per la quale Taystee è innocente), Taystee verrà condannata, cadendo così nello sconforto.

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Arriverà a pensare di togliersi la vita, cercando un modo per avere un controllo sulla propria esistenza. Fortunatamente l’amicizia con Tamika Ward, l’ex guardia carceraria diventata direttrice della massima sicurezza, le farà superare molti periodi bui.

Diventerà sua assistente e un’insegnante per i “corsi didattici e motivazionali per le detenute”.

Non posso continuare a rimanere incazzata per tutta la vita! Devo inventarmi un modo per facilitarmi la vita qui dentro. Devo riuscire a trovare il modo per renderla vivibile.” – Taystee

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Diventerà un tutor per alcune detenute, specialmente per Tiffany DoggettPennsatucky” , soggetta a dislessia, aiutandola così nei compiti assegnati.

Il buon programma dei corsi, pensato dalla giovane direttrice, alimenterà entusiasmo e nuove prospettive future per le detenute.

Pennsatucky, però, proveniente da un passato dove lei era considerata da famiglia e amici “quella stupida e inutile”, si auto convincerà di non avere alcuna possibilità di riuscire ad ottenere un diploma, e di conseguenza, una volta uscita di prigione, di essere talmente “stupida” da non riuscire a realizzare alcunché.

Ad incrementare la sua rabbia nella sua vita già lacerata, ci penserà Luschek, che si dimenticherà di chiedere del tempo extra per l’esame di Pennsatucky, a causa del suo disturbo dell’ apprendimento.

Arrabbiata per aver sbagliato quell’esame a cui si era tanto preparata e rassegnata ad un’esistenza amara, Pennsatucky si toglierà la vita nel peggiore dei modi.

orange is the new black

Sarà proprio Taystee a trovarla distesa a terra, e noi affranti dal dolore ci emozioneremo insieme a Suzanne e alla guardia Dixon, che le dedicheranno una commemorazione, ed una delle scene più belle di Orange is the new black.

Orange is the new black

Dopo aver pianto sul diploma postumo di Pennsatucky, Taystee contatterà Judy King, ex carcerata, famosa nel mondo della televisione e amica di Poussey, le chiederà di poter contribuire ad aprire un fondo a nome di Poussey Washington.

Poussey Washington and Judy King

L’idea che porterà avanti Taystee, è di favorire dei micro prestiti alle ex detenute dopo il rilascio. Ed è proprio così che “Orange is the new black” concluderà la sua settima ed ultima stagione.

Poussey Washington

In onore di Poussey Washington, Orange ha così salutato il pubblico, lanciando un “crowfunding”, una reale raccolta fondi con lo scopo di aiutare le ex detenute dopo il rilascio, con l’obiettivo principale di trovare una soluzione ai problemi legati al sistema penale.

Nonostante tutto, Taystee troverà il modo di rialzarsi dalle ceneri della propria depressione, traendo beneficio nell’aiutare le sue compagne a nome di Poussey, la sua amica, la sua famiglia.

Alessia Lugli